Mentre gli investigatori cercano di accertare come la sostanza tossica sia stata assunta da Sara Di Vita e sua madre Antonella Di Ielsi, si aspettano le relazioni dei periti della Procura, per confermare la pista dell’avvelenamento


CAMPOBASSO. Madre e figlia morte per sospetto avvelenamento da ricina, altra giornata di interrogatori in Questura.

Gli investigatori della Squadra mobile di Campobasso, guidati da Marco Graziano, anche oggi hanno convocato negli uffici di via Tiberio parenti e conoscenti di Sara Di Vita, 15 anni, e Antonella Di Ielsi, le due donne di Pietracatella, morte il 27 e il 28 dicembre, a poche ore di distanza l’una dall’altra, all’ospedale ‘Cardarelli’ di Campobasso, dove si erano recate con gravissimi sintomi gastrointestinali.

Sono una trentina, fino ad ora i testimoni ascoltati come persone informate sui fatti. Gli inquirenti stanno cercando di imprimere una svolta alle indagini, ed in particolare stanno cercando di capire cosa la famiglia Di Vita ha mangiato il 23 dicembre, il giorno in cui potrebbe essere avvenuto il presunto avvelenamento, visto che nessuno dei parenti con cui sono stati consumati i pasti del 24 e 25 dicembre si è sentito male.

Molte delle domande degli inquirenti riguardano la cena dell’antivigilia di Natale, quando la figlia Alice, 18 anni, era fuori con amici a mangiare una pizza. A tavola c’erano, Sara, Antonella e Gianni Di Vita. Quest’ultimo avrebbe affermato di non ricordare cosa avevano mangiato la sera del 23, chi aveva cucinato o anche se qualcuno aveva portato in dono cibi o alimenti conservati. Lo ha detto ai medici del Pronto soccorso e della Rianimazione nell’immediatezza dei malori e poi dei decessi di moglie e figlia, e lo ha ribadito ai poliziotti e alla procuratrice di Larino Elvira Antonelli durante l’interrogatorio dei giorni scorsi.

Qualcosa forse si capirà di più dal sopralluogo che la Squadra mobile e la Polizia scientifica terranno nei prossimi giorni, alla ricerca di eventuali tracce di ricina, nell’abitazione di Pietracatella rimasta sotto sequestro da più di tre mesi. Gianni Di Vita e la figlia Alice, da allora, vivono nella casa di una cugina, interrogata anche lei in Questura insieme a padre e figlia. Nel frattempo, come è stato ribadito ieri dopo il cambio di guida legale – Gianni Di Vita ha sostituito l’avvocato Arturo Messere con Vittorino Facciolla – l’indagine per duplice omicidio premeditato resta contro ignoti.

Ma l’attesa è concentrata sulla consegna ufficiale degli esami svolti dall’Istituto ‘Maugeri’ di Pavia, che ha inviato alla Procura di Larino un ‘alert’ verbale sulla presenza di ricina nel sangue di Sara e Antonella e in un capello della mamma e sulla relazione delle autopsie svolte dal medico legale Benedetta Pia De Luca. L’avvelenamento da ricina, è stato ribadito durante la trasmissione ‘Quarto grado’ di ieri, dalla criminologa Roberta Bruzzone e da altri esperti, dovrebbe essere confermata dalla necrosi degli organi delle vittime.