La denuncia della Fisac Cgil: in regione la peggior dinamica nel quinquennio per la riduzione degli sportelli e anche nel 2025 registra risultati più negativi rispetto alla media nazionale
CAMPOBASSO. La desertificazione bancaria in Molise emerge con particolare gravità dall’analisi dei dati più recenti. Lo denuncia la Fisac Cgil Abruzzo Molise: negli ultimi cinque anni, a fronte di un aumento dei depositi del 13%, segnale non di crescita ma di un’economia che fatica a trasformare il risparmio in investimenti, il credito ha seguito traiettorie divergenti, premiando le famiglie ma penalizzando in modo netto le piccole imprese, che registrano un crollo dei finanziamenti pari al 26%, mentre quelli destinati alle aziende più grandi risultano in aumento.
Un divario che riflette, secondo il sindacato, la progressiva scomparsa degli sportelli bancari sul territorio, un fenomeno che colpisce soprattutto un tessuto produttivo composto quasi interamente da realtà di piccole dimensioni, prive di strumenti alternativi per accedere al credito senza un presidio fisico. In questo contesto, i risparmi raccolti localmente vengono sempre più spesso impiegati dalle banche in aree ritenute più redditizie, determinando una fuoriuscita di risorse che contribuisce ad aggravare lo spopolamento e la fragilità economica delle aree interne.
I dati del report annuale della Banca d’Italia confermano il quadro critico: il Molise si conferma la regione con la peggior dinamica nel quinquennio per la riduzione degli sportelli e anche nel 2025 registra risultati peggiori rispetto alla media nazionale, con appena un comune su sei dotato di una filiale bancaria. Parallelamente diminuisce anche l’occupazione nel settore, a un ritmo superiore rispetto alla chiusura delle filiali, a causa della concentrazione delle funzioni direzionali in poche aree del Paese e del progressivo ridimensionamento degli organici anche nelle sedi ancora operative.
La Fisac Cgil sottolinea infine come, nonostante i tentativi di avviare strumenti di monitoraggio come un osservatorio regionale sul credito, le iniziative restino ferme a una fase preliminare, lasciando il territorio senza risposte concrete di fronte a una progressiva perdita di servizi essenziali e opportunità di sviluppo.




