La donna, ascoltata tre volte in Questura, avrebbe negato di essere a conoscenza di tensioni e problemi. Determinanti i primi dati estrapolati dai telefoni sequestrati
CAMPOBASSO. Giallo di Pietracatella, una stretta amica della famiglia Di Vita è stata denunciata per favoreggiamento.
Svolta nelle indagini condotte dalla Squadra mobile e coordinate dalla Procura di Larino sulla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, mamma e figlia avvelenate dalla ricina. A quanto trapela la donna, sentita tre volte in Questura come persona informata dei fatti, ha negato durante le audizioni tensioni nella famiglia Di Vita, salvo poi essere smentita da riscontri oggettivi fatti dagli investigatori.
Lei stessa, infatti, sarebbe stata a conoscenza di problemi all’interno della famiglia e avrebbe invece continuato a negare di fronte alle domande dei poliziotti, tanto da far scattare la denuncia per aver ostacolato le indagini. Una situazione di fronte alla quale gli inquirenti si sarebbero trovati anche altre volte in questi mesi con alcuni dei testimoni convocati, poco propensi a riferire nei dettagli episodi e circostanze. Intanto anche oggi gli interrogatori di conoscenti della famiglia Di Vita sono andati avanti negli uffici di via Tiberio.
Stando a quanto si apprende da fonti qualificate, i riscontri oggettivi che hanno portato alla denuncia della donna sarebbero arrivati dai primi dati estrapolati dai telefoni prelevati nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella. Proprio dalle chat sarebbero emerse conversazioni su tensioni in famiglia in passato, evidenziando incongruenze con alcune testimonianze rese alla Polizia.
Il lavoro sui dispositivi elettronici sequestrati è comunque ancora in corso e sarà completato nelle prossime settimane. L’analisi condotta dagli esperti informatici riguarda i telefoni di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, lo smartphone di Alice Di Vita un tablet, un computer portatile e due modem che erano nella casa di famiglia.




