Lo studio pubblicato dal Sole 24 Ore evidenzia che dal 2019 al 2026 il numero dei giovani residenti nel meridione d’Italia è diminuito del 7,6%, con una perdita complessiva di oltre 313mila persone


ISERNIA. Il Mezzogiorno continua a perdere giovani e il Molise non fa eccezione. Anzi, la provincia di Isernia figura tra i territori italiani maggiormente colpiti dal calo della popolazione tra i 18 e i 35 anni, confermando una tendenza che da anni impoverisce il tessuto sociale ed economico delle aree interne.

Secondo un’elaborazione del Sole 24 Ore sui dati Istat, dal 2019 al 2026 il numero dei giovani residenti nel Sud Italia è diminuito del 7,6%, con una perdita complessiva di oltre 313mila persone. Nello stesso periodo il Nord ha registrato una crescita del 4,8%, guadagnando quasi 240mila giovani grazie alla maggiore capacità di attrazione esercitata da università, mercato del lavoro e opportunità professionali.

La fotografia provinciale evidenzia con chiarezza il divario territoriale. Tra le province italiane che hanno subito le contrazioni più pesanti della popolazione giovanile spicca Isernia, che registra un calo del 12,2%, seconda solo al Sud Sardegna (-13%). Un dato che colloca il territorio pentro tra le aree più interessate dall’esodo delle nuove generazioni.

Anche la provincia di Campobasso (-6.6%) continua a fare i conti con il fenomeno dello spopolamento giovanile, inserendosi nel quadro generale di difficoltà che caratterizza gran parte del Mezzogiorno. Università, occupazione qualificata e prospettive di carriera spingono sempre più ragazzi a trasferirsi verso il Centro-Nord, dove si concentrano le province che negli ultimi anni hanno registrato le maggiori crescite demografiche tra i giovani, come Bologna, Milano, Bergamo e Reggio Emilia.

Il problema non riguarda soltanto i numeri, ma soprattutto la qualità del capitale umano che lascia il Sud. Secondo il rapporto Svimez “Un Paese, due emigrazioni”, dal 2002 al 2024 quasi un milione di under 35 ha trasferito la propria residenza dal Mezzogiorno al Centro-Nord. Oltre un terzo dei partenti era laureato. Al netto dei rientri, il Sud ha perso più di 500mila giovani tra i 25 e i 34 anni, di cui circa 270mila con un titolo universitario.

Un fenomeno che gli esperti definiscono sempre più selettivo: se all’inizio degli anni Duemila i laureati rappresentavano meno del 20% dei giovani che lasciavano il Sud, oggi sfiorano il 60%. Una vera e propria emorragia di competenze che rischia di compromettere le prospettive di sviluppo, innovazione e crescita demografica dei territori meridionali.

A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce l’aumento degli espatri verso l’estero. Tra il 2015 e il 2024 gli italiani che hanno lasciato il Paese sono passati da circa 102mila a oltre 141mila l’anno, mentre i rientri si sono mantenuti intorno alle 55mila unità. Il saldo negativo nell’ultimo decennio sfiora così le 590mila persone.