A sancire il ribaltamento della maggioranza i dissidi interni nella coalizione tra FI e FdI, tra i mal di pancia di Sacco e l’affermazione ‘trasversale’ della Ferreri. Intanto Saia pensa alle deleghe


di Giuliano Vacca

ISERNIA. Non avranno l’appeal mediatico delle consultazioni elettorali che chiamano al voto direttamente i cittadini, ma le elezioni provinciali – almeno per gli addetti ai lavori – sono un’occasione importante per valutare lo stato di salute delle due grandi coalizioni, perché rappresentano una sorta di ‘midterm’: per pesare la forza, le strategie e i movimenti dei partiti. Ed è stato così anche per le ultime, quelle che domenica scorsa hanno coinvolto gli amministratori della Provincia di Isernia per il rinnovo dell’assise di via Berta. Con l’affermazione di sei consiglieri di centrosinistra contro i quattro di centrodestra, la maggioranza si è allineata al colore politico del presidente dell’ente, Daniele Saia. Un risultato, a detta di molti, già scritto, ma che merita comunque qualche spiegazione.

Se è vero che il voto ponderato ha premiato il centrosinistra, è vero pure che il centrodestra in termini assoluti ha conquistato più preferenze: 320 su 500 votanti. E questa è senza dubbio una testimonianza di un forte radicamento territoriale, soprattutto nei piccoli comuni, assolutamente temibile nell’ottica dei prossimi appuntamenti elettorali.

A questo poi si deve aggiungere un fattore che si è rivelato decisivo: a registrare il maggior numero di consensi nel centrosinistra è stata Anna Ferreri. Assoluto outsider della partita, la neo-eletta avrebbe ottenuto un appoggio trasversale, come dai lei stesso dichiarato; per lei non solo l’appoggio dei colleghi di opposizione al Comune di Venafro, ma anche un fortino di 35 voti nei piccoli Comuni. Secondo i rumors, Ferreri avrebbe attinto dai centri dell’hinterland isernino, roccaforte di un noto esponente azzurro della Regione che potrebbe averle garantito anche una ‘grazia’ su Isernia città.

I conti sono semplici: senza Ferreri, la partita si sarebbe chiusa con un pareggio. A favore dello schieramento progressista, però, avrebbe giocato anche la spaccatura del centrodestra, ipotizzata a mezzo stampa da più dirigenti che avrebbero puntato il dito contro alcuni esponenti isernini che dovrebbero o essersi astenuti o aver regalato punti al centrosinistra.

Ma la frattura, se si considerano i numeri che provengono dal capoluogo, dovrebbe essere ancor più profonda. A Giacomo Lombardi, secondo per consensi, candidato in quota ‘Popolari per l’Italia’, sono arrivati due voti: eppure il gruppo è composto da 3 persone. Fratelli d’Italia avrebbe dovuto garantire 4 voti a Massimo Zullo, e invece sembrerebbero esser stati solo 3.

Più dei pronostici ha invece totalizzato Manolo Sacco, coordinatore provinciale di Forza Italia che in città ha solo un consigliere, a fronte di 4 preferenze. Lo stesso Sacco, dopo l’elezione, ai microfoni della stampa aveva detto di star valutando di cambiare partito, per poi ringraziare l’assessore regionale Salvatore Micone. Se da un lato questo spiegherebbe il risultato ottenuto, dall’altro non risponde invece a due domande inevitabili: Sacco passerà in Fratelli d’Italia con Micone? E soprattutto, perché quest’ultimo non ha sostenuto uno dei 3 candidati del suo partito presenti nella lista del centrodestra?

Sempre in Forza Italia, oltre a quello di Sacco, ci sarebbe anche un altro tema. Se la partita fosse finita 5 a 5 sarebbe entrata Nunzia Nucci, sindaco di Sant’Angelo del Pesco ed esponente proprio del partito del fu cavaliere Silvio Berlusconi. E anche in questo caso due domande sorgono spontanee: è possibile che Forza Italia – che in Regione esprime sia il Governatore che il Vice – non riesca a garantire almeno una preferenza tra i 3 centri più grandi per una sua esponente di lunga data? Magari avrà pagato lo scotto di essere vicina ad Andrea Di Lucente, da poco rimosso dalla Giunta regionale?

Alla conta dei fatti, quindi, viene da chiedersi che risultato avrebbe ottenuto il centrosinistra se non ci fossero stati imbarazzi nel campo avversario. Forse, alla luce di questo, non si può parlare di vittoria di misura; viene da domandarsi in che modo e a che prezzo il campo progressista abbia vinto. Al tempo stesso il centrodestra ha tanti nodi da sciogliere in vista, se vuole farsi trovare pronto nel 2027.

Il rischio è quello di non toccare palla, come accaduto alle recentissime elezioni al Comune di Agnone: i dirigenti sapevano benissimo che l’elezione di propri uomini sarebbe stata fondamentale, proprio in vista delle provinciali in cui un voto proveniente dal comune altomolisano vale 2307 punti a fronte dei 700 di Isernia e Venafro e dei soli 65 degli altri paesi.

Infine, sul tavolo del presidente Saia c’è una questione preliminare: l’attribuzione delle deleghe. Nell’attuale assise ben 5 consiglieri su 10 vengono dall’alto Molise. Affidarsi solo a loro non garantirebbe la rappresentanza territoriale. Per questo il ruolo di vicepresidente, stando a quello che si dice, potrebbe toccare o a Sara Ferri di Isernia o – un nome che ritorna – ad Anna Ferreri di Venafro.

Al tempo stesso però non si può non tenere conto dei primi eletti della lista, riconducibili allo stesso Saia. Per questo è probabile che anche a uno tra Marco Cacciavillani e Amalia Gennarelli – ex assessore al Bilancio nella prima giunta Saia – possa toccare un incarico di peso. Il campione di consensi, però, è il già citato Manolo Sacco, che nella scorsa consiliatura aveva gestito l’importante delega della viabilità. I due – Sacco e Saia – ai microfoni della stampa si sono dedicati vicendevoli parole di stima: magari ci sarà una collaborazione ancora più stretta?