Le cause della morte di madre e figlia nella relazione consegnata in Procura dal medico legale Benedetta Pia De Luca
CAMPOBASSO. Giallo di Pietracatella, Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi sono morte in seguito all’intossicazione causata dalla ricina.
Adesso è ufficiale. E’ stato il veleno la causa del decesso di madre e figlia. Una risposta che arriva dalla relazione redatta dal medico legale Benedetta Pia De Luca, che ha depositato in Procura a Larino la perizia delle autopsie effettuate il 31 dicembre scorso all’ospedale ‘Cardarelli’ di Campobasso sui corpi delle due donne e dei successivi accertamenti condotti a Bari.
La dottoressa De Luca ha concluso il lavoro, realizzato insieme agli altri consulenti nominati dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli, che indaga per duplice omicidio aggravato dall’utilizzo del mezzo venefico. Fascicolo ancora contro ignoti.
Si è trattato di un lavoro molto lungo e complesso tanto che, dopo i primi tre mesi, sono state chieste tre proroghe di un mese l’una. La perizia più gli allegati compongono un fascicolo molto voluminoso: quasi 900 pagine, per spiegare le cause della morte e l’effetto della ricina sui tessuti e sugli organi interni. Un lavoro imponente, con la prima parte della perizia, circa 500 pagine, che riguarda il dettaglio delle autopsie, mentre la seconda parte è composta dagli allegati e da tutti gli esami paralleli che sono stati condotti.
Le indagini continuano, per accertare come il veleno sia stato ingerito da madre e figlia. E chi lo abbia somministrato. Risposte più precise arriveranno a seguito del sopralluogo che gli esperti del ‘Robert Koch Institute’ di Berlino’ eseguiranno a inizio agosto, insieme alla Squadra mobile di Campobasso e con il supporto della Polizia tedesca del Bka, nella casa di Pietracatella della famiglia Di Vita, alla ricerca di tracce di ricina, individuabili anche a distanza di mesi su superfici, abiti e suppellettili.
Sempre il Koch, chiamato a ripetere le analisi sui campioni biologici delle due vittime, dovrà verificare se nel sangue di Gianni Di Vita e di sua figlia Alice, rispettivamente padre e marito, e sorella e figlia di Sara e Antonella, c’è traccia degli anticorpi alla ricina sviluppati dal loro organismo a seguito dell’eventuale ingestione di veleno, eventualmente non in dosi letali, come avvenuto per madre e figlia. Accertamenti condotti in Germania, dove sono stati trasportati anche gli alimenti sequestrati in casa.
L’inchiesta, intanto si è saputo, ha compiuto “significativi passi avanti e progressi importanti”, come è trapelato da fonti attendibili. Attesa ora la svolta.
Carmen Sepede




