Il commento del segretario regionale Gianni Ricci sui dati Inps presentati ieri alla Camera dei Deputati


CAMPOBASSO. Il XXV Rapporto Annuale dell’Inps, presentato ieri alla Camera dei Deputati, restituisce l’immagine di un Paese che invecchia e fatica a garantire ricambio generazionale. Un quadro che, incrociato con i dati sul lavoro molisano, diventa ancora più allarmante per la nostra regione.

Il Rapporto certifica che al 31 dicembre 2025 i pensionati italiani sono 16,4 milioni, con reddito medio lordo di 1.885 euro al mese e un divario di genere enorme: le donne, pur maggioranza, percepiscono il 34% in meno degli uomini. L’età media di pensionamento è salita a 64,7 anni (61,7 nel 2012), e cresce il fenomeno dei ‘pensionati lavoratori’, segno di un confine sempre più labile tra quiescenza e occupazione, spesso per necessità più che per scelta. Tra il 2019 e il 2025 i salari lordi sono cresciuti del 14,5%, ma l’inflazione, tra il 18,2% e il 20,5%, ha eroso il potere d’acquisto.

“Questi numeri raccontano l’Italia, ma soprattutto il Molise – dichiara il segretario generale Uil Molise Gianni Ricci – Se a livello nazionale la previdenza mostra crepe profonde, da noi il quadro è più fragile: i nostri pensionati percepiscono in media 19.168 euro l’anno, oltre 2.500 in meno della media italiana, e i lavoratori dipendenti guadagnano 18.162 euro l’anno, quasi 5.500 in meno rispetto al resto del Paese. Sono la misura di quanto costi vivere e lavorare in una regione periferica, con servizi ridotti e opportunità scarse”.

A ciò si aggiunge il dato occupazionale: nel 2025 il tasso di occupazione molisano si è fermato al 57,9%, contro il 63% nazionale, massimo storico per l’Italia. L’inattività regionale, al 38,2%, e il divario tra uomini e donne, 20,8 punti in Molise, confermano una partecipazione al lavoro strutturalmente più debole.

“Ma il dato più preoccupante riguarda i giovani – prosegue Ricci – A livello nazionale l’età media del primo contributo si avvicina ormai ai 22 anni, e le nuove generazioni faticano a costruire carriere stabili. In Molise questo ritardo si aggrava: il tasso di occupazione giovanile, 15-29 anni, è fermo al 24,8%, quasi dieci punti sotto la media italiana, mentre la mancata partecipazione al lavoro tra i giovani la supera di 12 punti. Sono ragazze e ragazzi che, quando non emigrano, restano ai margini di un mercato senza prospettive né continuità contributiva. Una generazione che lavora poco o male oggi avrà pensioni ancora più povere domani”.

“Il presidente Fava lo ha detto con chiarezza: la previdenza nasce nel primo contratto, nella qualità del lavoro, nella continuità dei versamenti. È quanto la Uil, con il segretario generale nazionale Pierpaolo Bombardieri, chiede da tempo al Governo: salari adeguati, lotta al precariato e al sommerso, decontribuzione strutturale per il Mezzogiorno e politiche industriali per l’occupazione stabile nelle aree interne. In Molise la battaglia è ancora più urgente: se i giovani continuano ad andare via e chi resta lavora per salari sotto la media, la regione rischia di restare senza forza lavoro e senza futuro previdenziale. La Uil Molise – conclude Ricci – è pronta sin da subito a un confronto con Regione e istituzioni territoriali su occupazione giovanile, salari e welfare, anche partendo dai dati del Rapporto Annuale Inps che confermano molte delle nostre preoccupazioni”.