Con il decreto ministeriale in vigore dal 12 luglio si fermano gli apparecchi privi di omologazione: sono gli stessi da tempo al centro dei ricorsi sulla Trignina


CAMPOBASSO. Scatta anche in Molise l’effetto del nuovo decreto sugli autovelox. Il provvedimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è entrato in vigore dalla mezzanotte del 12 luglio 2026, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e definisce per la prima volta i criteri per ottenere l’omologazione ufficiale dei dispositivi di rilevazione della velocità, completando norme del Codice della Strada risalenti al 1992.

Sul territorio regionale, secondo quanto riferito dal Giornale del Molise, una quindicina dovrebbero essere gli apparecchi che saranno disattivati in Molise, in pratica gli stessi che il presidente del Comitato Pro Trignina, Antonio Turdò, sta segnalando da tempo, promuovendo ricorsi a favore degli automobilisti. Il provvedimento si è reso necessario proprio per mettere fine ai vari contenziosi degli automobilisti e alle polemiche sui dispositivi accusati di far fare cassa ai bilanci comunali. Come precisa la stessa testata, gli autovelox disattivati non hanno problemi di funzionamento, ma non figurano nell’elenco dei modelli che secondo il ministero rispondono ai requisiti previsti.

Il quadro nazionale aiuta a inquadrare la misura. Il Ministero indica che allo stato attuale i dispositivi attivi, perché corrispondenti ai requisiti richiesti per l’omologazione, sono circa 3.150, mentre per circa 850 unità i produttori dovranno richiedere l’omologazione del prototipo, presentando la documentazione integrativa prevista dal decreto. Da questi ultimi apparecchi, di conseguenza, non possono più partire segnalazioni utilizzabili ai fini delle multe. Alcune stime, come quella del referente Anci Luigi Altamura, collocano invece a 1.204 il numero dei rilevatori di fatto inattivi.

Sul piano tecnico, il provvedimento non tocca i limiti di velocità in vigore, ma impone lo spegnimento immediato degli apparecchi non a norma. Il meccanismo distingue tra le due categorie: per i dispositivi che hanno ottenuto l’approvazione tecnica, ma non l’omologazione, prima del giugno 2017 sono previste procedure di verifica della documentazione, o test tecnici e tarature, per accertarne l’idoneità e omologarli, mentre per gli autovelox approvati dopo il giugno 2017 il decreto prevede l’omologazione automatica. I produttori hanno sei mesi di tempo, dall’entrata in vigore del decreto, per integrare la documentazione e riportare così in servizio gli apparecchi disattivati.

Il decreto arriva dopo una lunga fase di incertezza giuridica. Il provvedimento fa seguito alla sentenza della Corte di Cassazione n. 10505 del 2024, che aveva dichiarato illegittime le multe provenienti da autovelox non omologati, generando un ampio dibattito legale e una mole crescente di ricorsi tra automobilisti ed enti locali.

Resta un aspetto importante per chi ha già ricevuto una sanzione. Il decreto non ha efficacia retroattiva: non cancella le multe già ricevute, non annulla i processi in corso e non rende validi gli accertamenti compiuti prima dell’entrata in vigore della riforma. Diversi giuristi segnalano inoltre che, trattandosi di un atto amministrativo, i giudici potrebbero continuare ad annullare i verbali emessi da dispositivi privi di omologazione completa, non applicando la sanatoria del ministero: per gli automobilisti resta quindi la strada della contestazione formale.

Per verificare la posizione di un singolo apparecchio, infine, è possibile consultare il sito del Comune in cui si trova il dispositivo, dove deve essere pubblicato l’elenco con i dettagli sull’omologazione, oppure effettuare un accesso agli atti presso l’ente competente.