Gli esperti del Bka sono stati due giorni in Molise, per partecipare a riunioni operative con gli investigatori e programmare il nuovo sopralluogo nella casa della famiglia Di Vita, alla ricerca di tracce di ricina. Come emerge dalla relazione dell’autopsia il veleno è stato probabilmente ingerito il 23 o il 24 dicembre


CAMPOBASSO. Giallo di Pietracatella, sono ripartiti per la Germania gli esperti della polizia tedesca del Bka, che collaborano con la Procura di Larino ed la Squadra mobile di Campobasso all’indagine sulla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, madre e figlia avvelenate dalla ricina.

Nei due giorni trascorsi in regione i poliziotti tedeschi hanno effettuato alcuni sopralluoghi e partecipato a riunioni operative con gli investigatori per fare il punto sull’indagine, anche alla luce delle competenze sulla ricina sviluppate in Germania, per preparare la nuova ispezione nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella, confermata per i primi giorni di agosto. In quella occasione saranno cercate tracce residue del veleno, su abiti, indumenti o suppellettili, mentre il Robert Koch Institute di Berlino sta cercando la sostanza tossica negli alimenti e nei contenitori sequestrati, nei campioni biologici delle due vittime e nei campioni ematici di Gianni e Alice Di Vita, prelevati nei giorni scorsi a Campobasso.

L’inchiesta va avanti, con la Procura di Larino che continua a indagare per duplice omicidio aggravato dall’utilizzo del mezzo venefico, ancora contro ignoti. Si parla di svolta nelle indagini imminente, mente continua l’audizione in Questura di persone informate dei fatti. Si tratta nello specifico di amici di famiglia.

Nel frattempo, dopo la consegna della relazione dell’autopsia eseguita dall’anatomopatologa Benedetta Pia De Luca, torna alta l’attenzione sulla tempistica e sulla modalità di ingestione della ricina che ha portato alla morte le due donne.

L’esposizione alla sostanza tossica sarebbe avvenuta più probabilmente per via orale, non è chiaro se in un cibo o in una bevanda. “La comparsa dei primi sintomi nella mattinata del 25 dicembre – il passaggio della relazione – orienta verso una possibile esposizione avvenuta verosimilmente tra il 23 ed il 24 dicembre”.

Il 24 dicembre tutta la famiglia consumò i pasti con i parenti, a pranzo con i parenti di Antonella e a cena a casa della madre di Gianni Di Vita e nessuno degli altri commensali, al di là di Sara, Antonella e Gianni, che pure manifestò sintomi, si sarebbe sentito male.

Il 23 dicembre invece c’erano stati i pasti in famiglia. A pranzo con Antonella e Gianni c’erano entrambe le figlie Sara e Alice. Quest’ultima non era invece presente a cena, perché dopo la scuola guida aveva incontrato gli amici in un pub. Erano dunque in tre a tavola e non è ben chiaro cosa abbiano mangiato. La cronaca dei giorni successivi è quella drammatica dei malori, degli accessi e delle dimissioni dall’ospedale ‘Cardarelli’, fino al drammatico epilogo della morte, prima di Sara e poi di Antonella.