L’intervento di Ricci e Boccardo che evidenziano la necessità di un welfare capace di garantire prevenzione, presa in carico e assistenza
CAMPOBASSO. Il XXV Rapporto annuale dell’INPS riporta al centro del dibattito il tema dell’invecchiamento della popolazione e della crescente domanda di assistenza, una sfida che in Molise assume un peso ancora maggiore a causa dell’elevata presenza di anziani, dello spopolamento delle aree interne e della carenza di servizi di prossimità.
Per il segretario generale della UIL Molise, Gianni Ricci, il Rapporto conferma la necessità di un welfare capace di garantire prevenzione, presa in carico e assistenza attraverso la piena attuazione delle riforme sulla disabilità e sulla non autosufficienza. Un percorso che, sottolinea il sindacato, dovrà essere accompagnato da risorse adeguate, personale qualificato e da una reale integrazione tra Regione, Asrem, Ambiti sociali e Comuni.
Secondo la UIL, in una regione caratterizzata da piccoli centri e collegamenti difficili, il rafforzamento della medicina territoriale e dei servizi domiciliari rappresenta una priorità, così come la piena attuazione dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali e sanitarie.
Sulla condizione degli anziani interviene anche la segretaria generale della UIL Pensionati Molise, Tecla Boccardo, che richiama le difficoltà quotidiane vissute da migliaia di famiglie e caregiver. “La non autosufficienza riguarda la vita concreta delle persone. Le prestazioni economiche sono importanti, ma da sole non bastano: servono servizi continuativi e assistenza domiciliare che consentano agli anziani di restare, quando possibile, nella propria casa e nella propria comunità”, afferma.
Boccardo esprime inoltre preoccupazione per il rinvio della sperimentazione della riforma al 2027 e della sua piena attuazione al 2028: “Per chi assiste oggi un familiare non autosufficiente, due anni di attesa significano continuare a far fronte da solo a problemi già esistenti”.
Ricci e Boccardo concludono sottolineando come il Molise possa diventare un laboratorio di welfare di prossimità, a condizione che siano garantite una regia pubblica efficace, finanziamenti certi, personale adeguato e un confronto costante con sindacati, enti locali e associazioni. “La qualità del welfare – evidenziano – si misura dalla sua capacità di entrare concretamente nella vita delle persone, assicurando dignità, assistenza e uguaglianza dei diritti”.




