I dati del Documento Unico di Programmazione fotografano un capoluogo in calo demografico strutturale: nascite dimezzate e sempre più famiglie unipersonali


di Pietro Ranieri

CAMPOBASSO. Un capoluogo che invecchia, fa sempre meno figli e continua lentamente a spopolarsi. È la fotografia che emerge dai dati demografici contenuti nel Documento Unico di Programmazione 2026-2028 del Comune di Campobasso, approvato negli scorsi giorni, che descrive senza giri di parole un processo di calo demografico strutturale in atto ormai da molti anni, tendenzialmente in linea con il trend nazionale.

I numeri raccontano una parabola discendente. Se nel 2001 i residenti erano 50.826, al 31 dicembre 2023 se ne contavano 47.418, con una perdita netta di 3.573 abitanti nell’arco di poco più di vent’anni, secondo l’elaborazione su dati Istat richiamata nel documento. Una discesa segnata da alcuni scalini bruschi, come il riallineamento del censimento 2011, ma anche da una lunga erosione costante, culminata nel minimo del 2022 con 47.313 residenti. L’unico segnale in controtendenza è il modesto incremento del 2023, con 105 unità in più rispetto all’anno precedente, un rimbalzo troppo contenuto per invertire la rotta di fondo.

A pesare è soprattutto il crollo delle nascite, ormai insufficienti a compensare i decessi. Il saldo naturale, ossia la differenza tra nati e morti, è negativo in modo ininterrotto e crescente da anni: si è passati dalle 421 nascite del 2002 alle 259 del 2023, mentre i decessi nello stesso anno sono stati 582, per un saldo di -323. Nel 2005 i nuovi nati erano ancora 358, oggi poco più di 250. L’indice di natalità è sceso dai 8,3 nati ogni mille abitanti del 2002 ai 5,5 del 2023, mentre quello di mortalità è salito, complice anche l’invecchiamento e le stagioni pandemiche, fino a 12,3.

Il dato più eloquente riguarda la struttura per età della popolazione. L’età media dei campobassani è passata dai 41,1 anni del 2002 ai 48 del 2024, in crescita continua anno dopo anno. Nello stesso arco di tempo i giovani fino a 14 anni si sono ridotti dai 7.325 del 2002 ai 5.082 del 2024, mentre gli over 65 sono saliti da 8.954 a 12.625. Un ribaltamento che l’indice di vecchiaia sintetizza con nettezza: nel 2024 a Campobasso si contano 248,4 anziani ogni 100 giovani, contro i 122 di inizio anni Duemila. La fascia in età lavorativa, quella tra i 15 e i 64 anni, si è a sua volta assottigliata, con un forte calo rispetto al 2005 a fronte dell’aumento degli inattivi.

Sul mercato del lavoro futuro pesa poi l’invecchiamento della stessa popolazione attiva. L’indice di ricambio, che mette a confronto chi sta per uscire dal lavoro con chi vi entra, ha raggiunto quota 170 nel 2024: significa che per ogni cento giovani prossimi all’ingresso nel mondo del lavoro ci sono centosettanta persone vicine alla pensione, segno di una forza lavoro sempre più anziana e destinata a ridursi. Cresce parallelamente l’indice di dipendenza strutturale, salito a 59,6, con quasi sessanta individui non attivi ogni cento in età lavorativa.

Il quadro si riflette anche sulla composizione delle famiglie, sempre più piccole e frammentate. A fronte di una popolazione in calo, il numero dei nuclei familiari è paradossalmente cresciuto, arrivando a 22.002 nel 2023, ma il numero medio di componenti si è ridotto in modo marcato, scendendo dai 2,75 del 2003 ai 2,13 del 2023. Un dato che racconta la diffusione delle famiglie unipersonali, degli anziani soli e delle coppie senza figli.

Numeri che, letti insieme, delineano una sfida non più rinviabile per il capoluogo di regione, chiamato a immaginare politiche capaci di trattenere i giovani, sostenere la natalità e rispondere ai bisogni di una popolazione che invecchia. Il tema, del resto, travalica i confini cittadini e investe l’intero Molise, la regione che le rilevazioni nazionali collocano stabilmente tra le più colpite dallo spopolamento e dalla denatalità.