Papa e Dell’Acqua chiedono una strategia condivisa contro il calo dei prezzi delle uve e l’aumento dei costi, con la richiesta di riqualificare l’areale del vitigno autoctono


CAMPOBASSO. La vendemmia 2026 si presenta in leggero anticipo e, secondo le prime stime, in linea con quella dello scorso anno sul piano qualitativo e quantitativo, ma resta il nodo del prezzo delle uve, ancora molto più basso rispetto alle attese. È su questo sfondo che Coldiretti Molise interviene per delineare contesto e prospettive del settore vitivinicolo regionale.

“Il Molise possiede un patrimonio vitivinicolo di straordinario valore, costruito sul lavoro di centinaia di imprese e sulla qualità delle sue produzioni che per crescere ed affermarsi sempre più sui mercati italiano ed estero necessita di una strategia condivisa che metta il comparto nelle condizioni di affrontare le sfide dei prossimi anni” – afferma il presidente regionale di Coldiretti Molise, Claudio Papa.

Sulle dinamiche in atto nel comparto interviene il direttore regionale, Franco Dell’Acqua. “Negli ultimi anni la vitivinicoltura molisana – osserva – sta mostrando un certo fermento ed una chiara propensione alle riconversioni attraverso le ristrutturazioni verso vitigni autoctoni. Pertanto – spiega – oggi le aziende molisane avvertono la necessità di un maggiore sostegno finanziario e contributivo, necessario ad affrontare sia gli investimenti, sia soprattutto la riduzione del prezzo di vendita delle uve a fronte dell’impennata dei costi di produzione. Le stesse chiedono, inoltre, di investire sulla distintività del prodotto molisano, buono e sano perché proveniente da territori che fanno della salubrità e dell’ambiente incontaminato il tratto distintivo della loro produzione agricola ed agroalimentare”.

Di fronte a una crisi che, secondo l’organizzazione, non può essere affrontata solo riducendo la produzione ma richiede il rilancio dei consumi e una maggiore redditività delle aziende, Coldiretti Molise indica alcune azioni che la Regione potrebbe promuovere, in parte in autonomia e in parte in coordinamento con le altre Regioni e con il Masaf. Tra queste l’aggiornamento dello schedario vitivinicolo, l’attivazione di una misura regionale per l’estirpazione volontaria finalizzata al cambio di coltura, la sospensione temporanea delle nuove autorizzazioni con deroga per i soli giovani agricoltori e l’incentivazione delle aziende e delle cooperative che imbottigliano il prodotto in loco.

Utile, secondo l’organizzazione, anche un piano di comunicazione e promozione dei vini prodotti in regime di qualità, come il ‘Molise DOC’, il ‘Pentro di Isernia DOC’ e la ‘Tintilia del Molise DOC’, insieme ad azioni a sostegno dell’export e alla partecipazione, come ‘sistema Molise’, a vetrine nazionali e internazionali quali il Vinitaly di Verona e la Bit di Milano.

Il fulcro della strategia proposta resta però la Tintilia del Molise, unico regime di qualità regionale legato a un vitigno esclusivamente molisano, che nel 2011 ha ottenuto il riconoscimento del disciplinare di produzione a denominazione di origine controllata. Dall’ultima revisione del disciplinare, risalente al 2014, molto è cambiato: per questo Coldiretti Molise ritiene utile l’apertura in tempi brevi di un tavolo di concertazione tra tutte le parti in causa.

Tra le proposte sul tavolo la riqualificazione della denominazione da DOC a DOCG per gli areali dei Comuni storici oltre i quattrocento metri sul livello del mare, il mantenimento della DOC per gli stessi Comuni fino a duecento metri e l’introduzione del regime IGP per i Comuni non storici, a prescindere dall’altimetria, con rese massime differenziate tra le tre denominazioni e uno specifico programma di investimenti a supporto della filiera.

“Si tratta di immaginare una nuova strategia condivisa che metta il comparto nelle condizioni di affrontare le sfide dei prossimi anni – ha concluso il presidente Papa – perché le decisioni di oggi determineranno la competitività della vitivinicoltura molisana del domani”.