Il concerto del performer siciliano, maschera satirica delle contraddizioni e dei tabù contemporanei, ha animato la serata nella cittadina adriatica


di Pietro Ranieri

TERMOLI. Si può guardare al fenomeno TonyPitony da diverse angolazioni. Primo: quella dell’indifferenza. “Un altro pagliaccio che canta volgarità”, mi ha detto una volta un conoscente: “Non mi interessa, non so neanche chi è”. Secondo: quella dell’indignazione, per la quale sempre di un clown si tratta ma uno di quelli che travia adolescenti e bambini insegnando loro cose terribili con i testi delle sue canzoni. Terzo: quello della curiosità. E qui avviene qualcosa di interessante.

Perché se si esce dai soliti schemi e si apre un po’ la mente, quello che viene fuori è un artista intelligentissimo, dallo spiccato acume critico, che per contestare lo show biz contemporaneo – o almeno, come questo viene inteso dalle major – ha deciso di indossare una maschera che paradossalmente diventa più vera di qualsiasi altra copertina patinata. TonyPitony, personaggio totalmente inventato sotto il cui ciuffo si cela un misterioso performer sconosciuto, quasi come fosse l’identità segreta di un supereroe. Nulla di nuovo nella storia della musica e dell’arte in generale, beninteso. Ma quando questo espediente serve per uscire dal mucchio dei tanti e per diventare qualcuno, ecco che diventa molto più di un trucco. Diventa una critica, neanche troppo velata, a quei meccanismi malati che oggi fanno il mondo dello spettacolo, e che sono dettati esclusivamente dal dio denaro.

Negare la bravura di TonyPitony sarebbe sciocco. Lo certificano le migliaia di persone che ieri sera hanno affollato l’Arena del Mare a Termoli per assistere all’unica data molisana del tour EstaTony. Anche chi lo ha conosciuto solo tramite la sua performance a Sanremo, dove con Ditonellapiaga ha messo in scena un incredibile momento uscito da Broadway, non può non ammettere che è il proverbiale animale da palcoscenico. Un John Belushi all’italiana, che sul palco è capace di rendere memorabile qualsiasi cosa, in un gioco continuo tra genialità e follia, dove le immagini forti e anche volgari evocate dai suoi testi ci sbattono in faccia tutte le contraddizioni e i tabù della modernità.

La cultura dei meme, del sesso online venduto un tanto al chilo, dei sentimenti roba da niente, dei soldi elevati a unico dio: se si ha il coraggio di guardarsi allo specchio, TonyPitony racconta un essere umano molto più simile a noi di quanto avremmo la forza di ammettere. Ciò che siamo nel nostro privato, magari, e di cui ci vergognamo nel pubblico, costretti nel piccolo bigottismo borghese di tutti i giorni. L’artista siciliano rompe tutti questi schemi, anzi, li distrugge: ed è per questo che è così amato dalle generazioni più giovani, molto meno preoccupate da presunte trivialità – che restano, poi, in fondo, solo parole, come nella più classica delle scuole di stand up comedy. E ciò che fa male delle parole sono le intenzioni, non le sillabe o le lettere o le immagini. Le intenzioni.

E allora si può leggere TonyPitony anche con un quarto sguardo: quello della giocosità. Del gusto di ridere della grossa per una battuta stupida, per un gioco di parole fanciullesco, quasi banale, ma capace di risvegliare il bambino dentro di noi. Che diventava tutto rosso quando diceva una parolaccia, ma cavolo!, quanto si divertiva?!