Il presidente di Confcooperative Terriaca: “La resilienza non è una parola da salotto: nelle nostre campagne significa lavoro, competenza, fatica e restanza”


CAMPOBASSO. Il cambiamento climatico non è più una questione lontana. Nei vigneti molisani si traduce in stagioni anticipate, stress idrico e calendari agricoli sempre più difficili da prevedere. Quest’anno, alla Cantina Sociale San Zenone di Montenero di Bisaccia, la vendemmia è partita con oltre quindici giorni di anticipo rispetto ai tempi ordinari.

“È una sfida organizzativa e tecnica”, spiega il presidente della Cantina, Adamantonio Flocco, sottolineando la necessità di individuare, vigneto per vigneto, il momento più corretto per la raccolta. L’anticipo non significa necessariamente una perdita di qualità: quantità e caratteristiche della produzione, secondo le valutazioni tecniche della cooperativa, potrebbero restare sostanzialmente in linea con lo scorso anno, a condizione di accompagnare con attenzione l’intero processo.

A fare la differenza è il monitoraggio della maturazione delle uve. Come evidenzia l’enologo Mauro Confalonieri, zuccheri, acidità e maturazione fenolica possono evolvere con tempi differenti a causa delle temperature elevate. Servono quindi controlli costanti e scelte agronomiche ed enologiche tempestive.

Ma dietro l’anticipo della vendemmia c’è una questione più ampia. Per il presidente di Confcooperative Molise, Riccardo Terriaca, ciò che accade nei vigneti racconta concretamente gli effetti del clima che cambia e la pressione crescente su un settore già alle prese con difficoltà di mercato.

“La resilienza non è una parola da salotto», sottolinea Terriaca. Nelle campagne significa «cambiare programmi, lavorare di più, investire, rischiare”: competenza, fatica, passione e restanza. È la scelta quotidiana di agricoltori che continuano a produrre e, così facendo, contribuiscono a mantenere vivi territori e comunità.

La posta in gioco, infatti, non riguarda soltanto il vino. Dietro una bottiglia molisana ci sono vigneti coltivati, paesaggi custoditi, lavoro e comunità che resistono. Per questo, sostengono Terriaca e Flocco, l’adattamento degli agricoltori deve essere sostenuto con risposte strutturali: ricerca e innovazione, gestione della risorsa idrica, prevenzione e strumenti capaci di accompagnare gli investimenti.