Già a settembre l’inchiesta dovrebbe prendere una direzione ben precisa. Dopo mesi di indagini, interrogatori e accertamenti scientifici gli investigatori avrebbero individuato una pista importante


CAMPOBASSO. Giallo di Pietracatella, verso la svolta l’inchiesta della Procura di Larino, che sulla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi procede per duplice omicidio contro ignoti, aggravato dall’utilizzo del mezzo venefico. Fascicolo che si aggiunge a quello sulla responsabilità dei medici.

Dopo mesi di indagini, interrogatori, accertamenti scientifici, gli investigatori avrebbero composto il mosaico e individuato elementi utili a identificare chi, e perché, ha avvelenato madre e figlia con la ricina, il potentissimo veleno che ha ucciso, a distanza di un giorno l’una dall’altra, madre e figlia. Un caso unico in Europa. Già a settembre, così è trapelato, l’inchiesta potrebbe prendere una piega ben precisa.

Cosa è successo negli ultimi giorni che ha determinato l’accelerazione nelle indagini? Elementi utili potrebbero essere arrivati dall’analisi dei dati sui telefoni e sui computer sequestrati e analizzati dagli esperti informatici. Riscontri incrociati con i risultati delle audizioni svolte in Questura a Campobasso, dove nei giorni scorsi, davanti alla procuratrice Elvira Antonelli e al capo della Squadra Mobile Gianni Graziano, è andato in scena anche il confronto all’americana tra Gianni Di Vita e una sua amica di lunga data, le cui versioni fornite agli inquirenti sarebbero finora apparse contraddittorie.

A questi si aggiungono i risultati dell’autopsia effettuata dalla dottoressa Benedetta Pia De Luca, che ha confermato che le due donne sono morte avvelenate, come avevano anticipato le analisi svolte dall’Istituto ‘Maugeri’ di Pavia.

Nel frattempo sono arrivate le prime risposte dal Centro antiveleni Robert Koch Institute di Berlino. L’ufficialità non c’è, ma l’alert arrivato agli investigatori dalla Germania evidenzierebbe l’assenza degli anticorpi alla ricina nel sangue di Gianni e Alice Di Vita. In quei giorni terribili di fine dicembre la ragazza non aveva mai evidenziato sintomi, il 23 dicembre era a cena con amici, il padre e marito delle due vittime invece aveva manifestato malori.

Intanto, come ha anticipato il Tg1, citando il verbale di sequestro visionato in anteprima, sono 131 i reperti raccolti dalla Polizia scientifica nell’abitazione di Pietracatella e consegnati agli esperti del team antiveleni del Koch.

Tra i diversi oggetti repertati un contenitore con liquido medicale con ago e cannula recuperatp in una camera singola, residui di pane, un cestino dell’immondizia in bagno, una spazzola e un liquido per lavare i pavimenti, rifiuti del bagno della mansarda e una borraccia. Proprio la mansarda sarebbe stata uno degli ambienti maggiormente perlustrati dagli esperti tedeschi durante il sopralluogo dello scorso 31 luglio. Qui sarebbero stati trovati un portafiori contenente un liquido e una bottiglia da un litro e mezzo.

A questi si aggiungono i tamponi effettuati su superfici, suppellettili, mobili, scrivanie, maniglie, interruttori della luce, scarichi dei bagni. Il tutto utilizzando le più moderne tecnologie in uso all’equipe del Koch, con strumenti che individuano le tracce da repertare. Un po’ come fa il luminol per rilevare il sangue.