La ricerca internazionale mostra come una copia funzionante del gene GNAO1 corregga, nei modelli sperimentali, molte alterazioni della patologia


POZZILLI. Una strategia di terapia genica apre nuove prospettive per il trattamento delle encefalopatie associate al gene GNAO1, malattie genetiche molto rare che compaiono nei primi anni di vita e possono provocare gravi disturbi del movimento, crisi epilettiche e un importante coinvolgimento dello sviluppo neurologico. Lo indica uno studio internazionale, pubblicato sulla rivista Acta Neuropathologica Communications, al quale ha partecipato anche il Laboratorio di Epilessia Sperimentale dell’Irccs Neuromed di Pozzilli.

I ricercatori hanno dimostrato che l’approccio è riuscito a correggere, nei modelli sperimentali, molte delle alterazioni provocate dalla malattia. Oggi i trattamenti disponibili consentono di alleviare alcuni sintomi, ma non intervengono sulla causa della patologia, legata a mutazioni del gene GNAO1, responsabile della produzione di una proteina fondamentale per regolare la comunicazione tra i neuroni. Quando la proteina non funziona correttamente, i circuiti nervosi perdono il loro equilibrio, dando origine ai sintomi caratteristici.

Lo studio ha seguito una strada diversa rispetto ad altri approcci. Anziché intervenire direttamente sul gene alterato, i ricercatori hanno utilizzato un vettore virale, cioè un virus reso innocuo e impiegato come veicolo, per fornire alle cellule una copia funzionante del gene, aumentando così la produzione della proteina normale. L’idea è che, accrescendo la disponibilità della proteina prodotta dalla copia sana del gene, sia possibile ristabilire almeno in parte il corretto funzionamento dei circuiti nervosi.

“Per molti anni si è pensato soprattutto a come correggere o bloccare il gene mutato – spiega la dottoressa Germana Cocozza del Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia della Sapienza Università di Roma, prima autrice dello studio – Il nostro lavoro mostra che esiste anche un’altra possibilità: aumentare la quantità della proteina prodotta dalla copia sana del gene. Nei modelli sperimentali questo è stato sufficiente a compensare molte delle alterazioni provocate dalla malattia”.

La strategia ha migliorato i disturbi motori, ridotto alcune alterazioni comportamentali e ripristinato importanti caratteristiche del funzionamento dei neuroni, con risultati confermati anche in un secondo modello sperimentale. “Il nostro studio rappresenta una prova di principio molto importante perché dimostra che aumentare la disponibilità della proteina GNAO1 normale può compensare gli effetti della mutazione nei modelli sperimentali – aggiunge la professoressa Cristina Limatola, dello stesso Dipartimento e responsabile del laboratorio di Neurofisiologia-Inflammaging del Neuromed – È un risultato che incoraggia a proseguire nello sviluppo di strategie di terapia genica dedicate a queste rare encefalopatie”.

Saranno comunque necessarie ulteriori ricerche prima di arrivare a un’applicazione clinica. I risultati, tuttavia, indicano una base promettente per lo sviluppo di futuri trattamenti capaci di intervenire direttamente sui meccanismi all’origine della malattia. Lo studio, infine, rafforza un principio che potrebbe rivelarsi utile anche nella ricerca su altre patologie genetiche: in alcuni casi, aumentare la disponibilità della proteina prodotta dalla copia sana di un gene potrebbe bastare a compensare gli effetti della mutazione.