Continuano le indagini per fare luce sulla morte della 15enne Sara e della sua mamma Antonella avvelenate con la ricina a fine dicembre dello scorso anno
CAMPOBASSO. Giallo di Pietracatella: nessun elemento utile alle indagini sarebbe emerso dall’iPhone di Alice Di Vita. Dai dati esaminati finora non risultano messaggi, chat, telefonate o ricerche online capaci di fornire indicazioni agli investigatori. Come riporta Telemolise, è questa una delle ultime novità emerse dall’inchiesta della Procura di Larino, affidata alla Mobile di Campobasso, per fare luce sulla morte della 15enne Sara Di Vita e della sua mamma Antonella Di Ielsi a avvelenate con la ricina a fine dicembre dello scorso anno.
Al momento, invece, gli accertamenti sugli altri dispositivi sequestrati nelle ultime settimane, non sono ancora conclusi. E i risultati saranno inseriti nel fascicolo soltanto al termine delle analisi. Tra gli ultimi apparecchi esaminati ci sono quelli sequestrati a Campobasso nello studio di Gianni Di Vita.
Cosa diversa invece per il telefono di Antonella. Sarebbero infatti emersi contatti con quello che gli investigatori considererebbero un possibile testimone chiave: il marito dell’insegnante nei giorni scorsi è stata ascoltata e messa a confronto con Gianni Di Vita negli uffici della Questura.
Secondo indiscrezioni, al momento non confermate, l’uomo avrebbe incontrato Antonella Di Ielsi nello studio di via D’Amato, dove la donna collaborava con il marito nell’attività di commercialista. L’incontro, legato a questioni di lavoro, sarebbe avvenuto il 22 dicembre, vale a dire il giorno prima della cena del 23, su cui gli investigatori sono da sempre concentrati, perché potrebbe essere quello il momento in cui le vittime hanno assunto il potente veleno che le ha uccise a distanza di poche ore.
L’uomo potrebbe essere ascoltato nuovamente in Questura già nei prossimi giorni. E il suo eventuale contributo potrebbe aiutare a chiarire alcuni passaggi ancora poco chiari della vicenda.




