Questa la piega che sta prendendo l’inchiesta sulla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi. L’incrocio dei dati e i nuovi accertamenti disposti dalla Procura, per capire chi ha ucciso madre e figlia
CAMPOBASSO. Giallo di Pietracatella, sulla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, madre e figlia uccise dalla ricina, la pista più battuta è quella delle relazioni personali e dei presunti motivi sentimentali.
Come trapela da fonti investigative è questa la direzione che sta prendendo l’indagine per duplice omicidio contro ignoti, mentre prima dell’estate si valutavano anche altre strade. Riscontri sono attesi dall’incrocio dei risultati delle investigazioni condotte dalla Squadra mobile di Campobasso e dagli accertamenti scientifici affidati al ‘Robert Koch Institut’ di Berlino, che sta analizzando gli alimenti e i 131 reperti sequestrati nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella.
Accertamenti che sono ancora in corso. In queste ore scade uno dei termini concessi per un primo deposito, ma dalla Germania nulla è ancora arrivato, come ha chiarito la procuratrice di Larino. “Al momento nessuna relazione dei consulenti tedeschi è stata depositata – le parole di Elvira Antonelli – Ritengo ci saranno richieste di proroga di 30 giorni ciascuna entro e non oltre i sei mesi dalla data di inizio delle operazioni di consulenza tecnica, come previsto dal Codice di procedura penale. Le attività sono numerose e complesse”.
Anche il termine dei sei mesi per le indagini preliminari sta per scadere e pure in questo caso si va verso una richiesta di proroga. In queste ore trapela anche che gli investigatori sono di nuovo concentrati su Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime: su di lui si stanno conducendo nuovi accertamenti.




