Lo sport rappresenta ormai un fattore centrale nelle vite di molte persone, non soltanto in termini puramente fisici e di prestazione, ma anche di intrattenimento. Tra partite di varie discipline da poter guardare, le quote calcio oggi in esposizione all’interno dei portali autorizzati, videogiochi a tema e tanti altri contenuti, ormai l’attività sportiva riceve attenzione mediatica e non solo.

Oltre a ciò, lo sport è entrato da tempo nelle università non soltanto come attività praticata dagli studenti, ma come vero e proprio oggetto di studio. Dietro una competizione, un atleta o una società sportiva si muove infatti un sistema molto più complesso di quanto possa apparire dall’esterno: medicina, preparazione fisica, psicologia, alimentazione, economia, diritto, comunicazione, tecnologia e gestione degli eventi sono soltanto alcuni dei campi coinvolti.

Il rapporto tra università e sport si è quindi progressivamente ampliato. Gli atenei formano professionisti destinati a lavorare direttamente nel settore, sviluppano ricerche applicabili alla salute e alle prestazioni e contribuiscono alla crescita di un comparto che ha ormai una rilevanza economica considerevole. La Commissione europea stima che le attività legate allo sport generino il 3,37% del PIL dell’Unione europea, segno di un fenomeno che va ben oltre gli stadi e le palestre.

Scienze motorie resta il punto di partenza

Il collegamento più immediato è quello con i corsi di laurea in Scienze motorie e sportive. Nell’ordinamento universitario italiano esiste una specifica classe di laurea dedicata alle Scienze delle attività motorie e sportive, alla quale si affiancano percorsi magistrali maggiormente specializzati. I dati e le classificazioni del Ministero dell’Università e della Ricerca comprendono, tra gli altri, gli indirizzi relativi alle attività motorie preventive e adattate e alle Scienze e tecniche dello sport.

Non si tratta, però, semplicemente di imparare ad allenare una persona. I percorsi universitari mescolano elementi di anatomia, fisiologia, biomeccanica, metodologia dell’allenamento, pedagogia, psicologia e discipline sportive.

Alcuni atenei danno inoltre un peso significativo all’attività sul campo. Il corso in Scienze motorie, sport e salute dell’Università degli Studi di Milano, per esempio, prevede attività tecnico-pratiche integrate negli insegnamenti dell’area motoria e sportiva.

Da questa formazione possono nascere figure professionali impegnate nella preparazione atletica, nelle attività motorie, nella promozione del benessere e, attraverso percorsi successivi e secondo i requisiti previsti, anche nell’insegnamento.

Quando lo sport incontra medicina e salute

Uno dei punti di contatto più importanti riguarda Medicina. L’attività fisica non viene studiata soltanto per migliorare le prestazioni agonistiche, ma anche come strumento di prevenzione, valutazione funzionale e recupero.

Esistono infatti scuole di specializzazione specificamente dedicate alla Medicina dello sport e dell’esercizio fisico. All’Università di Padova, per esempio, il percorso è rivolto ai laureati in Medicina e Chirurgia e approfondisce le conoscenze scientifiche e professionali necessarie per tutelare la salute di chi pratica attività fisica e sportiva.

Il confine tra sport e sanità è diventato ancora più evidente con l’aumento dell’attenzione verso gli effetti dell’esercizio sulla popolazione generale. L’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea che l’attività fisica regolare produce benefici per la salute e comprende non soltanto lo sport organizzato, ma anche movimento quotidiano, attività ricreative, bicicletta e camminata.

Le conoscenze sviluppate nelle università possono quindi uscire dall’ambiente agonistico e trovare applicazione nella prevenzione delle patologie, nella riabilitazione, nell’invecchiamento attivo e nella promozione di stili di vita più sani.

Psicologia, nutrizione e scienze della mente

Una prestazione sportiva non dipende esclusivamente dalla condizione muscolare. Motivazione, concentrazione, capacità di reagire agli errori e gestione della pressione possono incidere profondamente sui risultati.

Per questo lo sport interessa anche Psicologia, neuroscienze e scienze cognitive. Le ricerche possono riguardare, per esempio, l’attenzione durante una competizione, i processi decisionali, la relazione tra allenatore e atleta, la motivazione o gli effetti psicologici dell’attività fisica.

Lo stesso vale per alimentazione e nutrizione. La preparazione di un atleta comporta valutazioni sul fabbisogno energetico, sul recupero e sulla composizione corporea, ma le competenze sviluppate attraverso la ricerca possono avere conseguenze anche sulla salute della popolazione non agonistica.

È uno degli esempi più chiari del ruolo dell’università: un problema inizialmente osservato nello sport può produrre conoscenze utilizzabili in contesti molto più ampi.

Economia e management: lo sport è anche un’industria

Un’altra importante area universitaria riguarda Economia e Management. Club professionistici, federazioni, impianti, palestre, eventi, sponsor e aziende produttrici di articoli sportivi devono essere amministrati come vere organizzazioni.

Esistono quindi percorsi specifici dedicati allo sport management. L’Università di Bologna offre, per esempio, una laurea magistrale in Management delle attività motorie e sportive appartenente alla classe LM-47, dedicata all’organizzazione e gestione dei servizi per lo sport e le attività motorie. Il percorso punta alla formazione di professionisti capaci di lavorare nelle strutture e nelle organizzazioni del settore.

Si studiano così materie che possono includere organizzazione aziendale, marketing, gestione economica, eventi, impiantistica e sviluppo di servizi.

Anche il mercato del lavoro conferma la crescente dimensione professionale del comparto. Secondo Eurostat, nell’Unione europea l’occupazione direttamente legata allo sport è aumentata del 6,5% tra il 2023 e il 2024. Il settore presenta inoltre una componente particolarmente giovane: nel 2024 il 36,8% degli occupati sportivi europei aveva tra 15 e 29 anni, contro il 17,3% dell’occupazione complessiva.

Diritto, comunicazione e professioni che ruotano intorno alle competizioni

Lo sport interessa anche facoltà apparentemente più lontane dal campo di gioco. Giurisprudenza può affrontare questioni relative ai contratti degli atleti, alla giustizia sportiva, alla responsabilità delle società, ai diritti televisivi, al lavoro professionistico, agli sponsor e alle normative delle federazioni.

Le facoltà di comunicazione e i corsi legati ai media studiano invece un settore che ha caratteristiche molto particolari. Una squadra sportiva è contemporaneamente un’organizzazione, un marchio e un produttore di contenuti. Le società devono gestire social network, piattaforme digitali, rapporti con la stampa, sponsor e community internazionali.

Anche marketing e pubblicità trovano nello sport uno dei laboratori più interessanti: atleti e club possono diventare brand globali, mentre un grande evento è capace di attirare turismo, investimenti e attenzione mediatica.

Tecnologia e ingegneria stanno cambiando il modo di fare sport

Negli ultimi anni si è rafforzato anche il rapporto tra sport, ingegneria e informatica. Sensori indossabili, analisi video, GPS, piattaforme statistiche e sistemi per la raccolta dei dati consentono di osservare l’attività degli atleti con un livello di dettaglio inimmaginabile fino a pochi decenni fa.

L’università può intervenire nello sviluppo di materiali, attrezzature, protesi, superfici sportive, strumenti diagnostici e algoritmi di analisi delle prestazioni.

Il rapporto funziona in entrambe le direzioni: lo sport offre un ambiente nel quale sperimentare tecnologie, mentre innovazioni inizialmente sviluppate per gli atleti possono trovare successivamente applicazione nella medicina, nel fitness o nei prodotti destinati al grande pubblico.

La stessa Commissione europea considera ricerca, utilizzo dei dati, innovazione, imprenditorialità ed educazione tra gli elementi centrali degli ecosistemi dedicati allo sport e alla vitalità, con l’obiettivo di trasferire conoscenze e tecnologia dalla ricerca alla società e all’industria.

Il contributo dell’università arriva ben oltre i campus

È proprio qui che emerge l’aspetto forse più significativo del rapporto tra università e sport. Gli effetti non rimangono confinati nelle aule.

Una ricerca sulla biomeccanica può contribuire a prevenire gli infortuni. Uno studio sull’attività fisica può orientare programmi dedicati agli anziani. Un progetto ingegneristico può produrre un nuovo dispositivo indossabile. Un corso di management può formare chi in futuro gestirà una federazione, una società o un grande evento internazionale.

Esistono inoltre progetti nei quali università, imprese e istituzioni sportive collaborano direttamente. In Europa sono stati sviluppati ecosistemi nei quali le strutture legate allo sport permettono alle imprese di sperimentare prodotti e servizi, mettendo insieme ricerca e sviluppo, marketing e imprenditorialità.

Il valore sociale è altrettanto importante. Lo sport può essere utilizzato all’interno di programmi educativi, progetti di inclusione e iniziative dedicate all’inserimento lavorativo dei giovani. In questo senso l’attività sportiva diventa uno strumento attraverso il quale sviluppare competenze, relazioni e partecipazione alla vita collettiva.

Dall’atleta al sistema sportivo del futuro

Pensare al rapporto tra università e sport soltanto in termini di preparatori atletici significa quindi osservarne una parte molto limitata. Oggi intorno allo sport lavorano medici, fisiologi, psicologi, nutrizionisti, manager, avvocati, ingegneri, esperti di dati e professionisti della comunicazione.

L’università ha il compito di formare molte di queste figure, ma soprattutto di produrre conoscenza. Ed è proprio la ricerca a rendere il legame con lo sport particolarmente rilevante: studiare come si muove un atleta, come funziona un’organizzazione sportiva o come l’esercizio influenza il corpo umano può generare soluzioni che successivamente entrano nella vita quotidiana di milioni di persone.

La relazione tra sport e mondo accademico finisce così per rappresentare qualcosa di più grande dello sport stesso. È un punto d’incontro tra salute, innovazione, economia e società, nel quale ciò che viene sperimentato nei laboratori e sui campi può trasformarsi in conoscenza utile ben oltre i confini dell’università.