L’analisi psicologica dell’esperta Francesca Capozza: 5 adolescenti incarnano gli archetipi scolastici perfetti, che rappresentano in realtà 5 strategie di sopravvivenza


di R.Francesca Capozza*

THE BREAKFAST CLUB (1985)
Di: Jhon Hughes
Con: E.Estevez, A.Micheal Hall

Il film tratta riflessioni e confronti tra 5 studenti di differente carattere ed estrazione sociale costretti, per punizione, a restare chiusi per ore in biblioteca per scrivere un tema dal titolo “Chi sono?”. La trama si snoda come in una vera e propria seduta di terapia di gruppo spontanea. I 5 adolescenti incarnano gli archetipi scolastici perfetti che rappresentano in realtà 5 strategie di sopravvivenza: il ribelle John, la principessa Claire, il secchione Bryan, l’atleta Andrew, l’eccentrica emarginata Allison.

Da un punto di vista psicologico ciascuno di loro indossa una maschera difensiva rigida per sopravvivere alle pressioni familiari e sociali, imparando a casa un modo per non essere distrutti. La punizione diventa l’occasione, lo spazio vuoto in cui cadono le difese dell’io. Il film esplicita efficacemente il peso della famiglia e dell’ansia da prestazione vissuta dagli adolescenti: il nucleo centrale del disagio giovanile risiede proprio nel fallimento genitoriale. Ogni personaggio rappresenta un disturbo emotivo nonché una specifica maschera sociale e soprattutto una reazione alle pressioni disfunzionali dei genitori: Andrew l’atleta sublima l’ansia attraverso lo sforzo fisico e l’obbedienza all’autorità paterna. Vive sotto l’asfissiante spettro di non deludere mai un padre proiettato unicamente sulla vittoria e sulla mascolinità tossica: l’atleta agisce per compiacere l’altro reprimendo la propria empatia a tal punto da aver compiuto un atto di bullismo brutale verso un compagno per guadagnarsi l’approvazione del genitore. Jhon subisce abusi da una figura paterna violenta ed una madre assente, compensando il trauma con la rabbia e il bullismo; adotta comportamenti antisociali provocatori come scudo emotivo. A scuola fa il duro perché se fai paura, nessuno ti tocca. Il suo bullismo è autodifesa preventiva: sotto il giubbotto c’è un bambino che ha imparato che l’amore fa male: la sua aggressività nasconde un contesto familiare abusivo e violento, non sentendosi protetto a casa, attacca gli altri prima che gli altri possano attaccare lui sabotando ogni possibilità di intimità per paura del rifiuto. Claire è usata come merce di scambio emotivo in una famiglia ricca ma anaffettiva, deve essere perfetta e carina per non far litigare nessuno. Il suo timore ossessivo del giudizio dei pari e delle imperfezioni rivela un forte senso di vuoto di identità. Brian sperimenta un’ansia da prestazione devastante legata ai voti dove il fallimento scolastico equivale a non volere nulla come persona. Brian interiorizza il proprio valore personale basandolo interamente sul rendimento scolastico. Quando fallisce un compito scolastico sperimenta un crollo emotivo catastrofico che lo porta a ideazioni suicide. È la vittima designata della sindrome del bambino prodigio. Allison proviene da una famiglia in cui è ignorata e allora diventa bizzarra, mente, ruba, compie azioni astruse pur di essere vista. Il suo è un urlo disperato causa causato da una totale trascuratezza affettiva a casa. La sua stravaganza e il silenzio iniziale sono corazze protettive contro l’invisibilità emotivo.  La biblioteca si trasforma in un microcosmo sicuro. Attraverso il dialogo i ragazzi passano dall’aggressività iniziale alla validazione emotiva reciproca scoprendo di condividere le stesse paure ed inadeguatezza e solitudine.

Il film segue fedelmente le fasi di evoluzione di un gruppo terapeutico così come teorizzato da Tuckman.: 1. Formazione and storming (formazione e conflitto): all’inizio i ragazzi usano i propri stereotipi per attaccarsi, ognuno proietta sull’altro IL disprezzo che sperimenta a casa o la rabbia repressa contro la società; 2. Norning (normazione): attraverso la trasgressione condivisa (fumare marijuana e scappare dal preside), le barriere crollano. Le sostanze e l’allontanamento momentaneo della figura autoritaria riducono i freni inibitori; 3. Performing (integrazione): la famosa scena del cerchio sul pavimento della biblioteca è il fulcro psicologico del film; i ragazzi si confessano, piangono e esprimono una vulnerabilità radicale.  Si rendono conto che, nonostante le differenze esterne, condividono lo stesso identico nucleo di sofferenza: il dolore indotto del mondo adulto. La scena della confessione a cerchio è un capolavoro di psicologia: per 2 ore smettono di recitare il ruolo che la famiglia gli ha cucito addosso e si dicono la verità. In questo scenario giovanile, l’ombra del preside Vernon rappresenta non solo l’antagonista ma lo specchio clinico di ciò che i ragazzi temono: diventare adulti cinici, disillusi e privi di empatia. Il preside soffre di un’evidente forma di esaurimento professionale ed emotivo incapace di vedere gli adolescenti se non come una massa in forma e ribelle da controllare. Il dialogo tra il preside e il bidello Carl svela la paura inconscia degli adulti: rendersi conto che le nuove generazioni stanno crescendo e stanno sfuggendo ai loro controlli. 

The Breakfast Club è molto più di un cult adolescenziale degli anni 80. Non invecchia. Cambiano i vestiti, i telefoni, ma le 5 ferite restano identiche in ogni classe di oggi: pressione di vincere, pressione a essere perfetto, essere invisibile in famiglia, dover fare da genitore proprio i genitori, violenza a casa. La forza senza tempo del film sta nella sua conclusione agrodolce. Non promette un lieto fine utopico: i ragazzi sanno che il lunedì successivo, tornati nei corridoi del liceo, le barriere sociali e la pressione dei padri potrebbero separarli nuovamente. Tuttavia, l’esperimento del sabato ha alterato per sempre la loro mappa cognitiva: hanno scoperto l’universalità del dolore adolescenziale come sancisce la celebre lettera finale indirizzata a Vernon. I ragazzi rifiutano di farsi incasellare in una sola definizione rivendicando la complessità poliedrica della propria psiche.

*Psicologa psicoterapeuta
Specialista in Psicologia della Salute