Questo quanto stabilito dalla perizia disposta dalla Corte d’Assise di Benevento sull’imputato arrestato nelle campagne di Ferrazzano dopo aver ucciso moglie e figlio ed aver ridotto la figlia in fin di vita


BENEVENTO. Quella maledetta mattina del 30 settembre dello scorso anno era capace di intendere e volere Salvatore Ocone,  il 56enne arrestato nelle campagne di Ferrazzano, dopo aver ucciso la moglie Elisa e il figlio 15enne Cosimo ed aver ridotto in fin di vita la figlia 16enne Antonia nella loro casa di Paupisi.

A questa conclusione è giunto il professor Vincenzo Scarallo, incaricato dalla Corte d’assise di Benevento di svolgere la perizia psichiatrica sull’imputato.

Ocone, secondo l’accusa, avrebbe aggredito la moglie e i due figli con una pietra di circa 12 chili, uccidendo Elisa e Cosimo e ferendo gravemente la figlia Antonia, 17 anni, che riuscì a sopravvivere.

Nel corso degli accertamenti è stato preso in esame anche il periodo in cui Ocone, affetto da una psicosi cronica delirante a contenuto mistico, non avrebbe assunto i farmaci prescritti. Durante un colloquio in carcere aveva sostenuto che la moglie fosse posseduta dal demonio e che l’uccisione dei familiari fosse necessaria per salvarli. Per Scarallo, si tratta di manifestazioni deliranti riconducibili anche alla detenzione e alla forte deprivazione affettiva, oltre che a un tentativo di dare una spiegazione a quanto accaduto.

La perizia conferma dunque la capacità di intendere e di volere già sostenuta dal consulente della Procura, Alfonso Tramontano.

Il processo proseguirà il 16 settembre con la deposizione del professor Scarallo. Il 30 settembre sono previste la discussione e la sentenza.