Il ‘Robert Koch Institut’ sta analizzando il materiale sequestrato nella casa della famiglia Di Vita, tra questi anche due borracce e una boccetta di vetro. Si cercano risposte sulla morte di Antonella e Sara, madre e figlie uccise dal veleno


CAMPOBASSO. Giallo di Pietracatella, per far luce sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia avvelenate dalla ricina si attendono gli esiti degli accertamenti che la Procura di Larino ha affidato al ‘Robert Koch Institute di Berlino’.

I termini concessi per due dei quattro quesiti posti agli esperti tedeschi di veleni sono scaduti tra la fine di luglio e la fine di agosto, ma non si ha notizia né di risultati ufficiali già arrivati né di eventuali proroghe richieste e concesse. Sul tema, precisa l’Ansa, gli investigatori che stanno cercando di fare luce sulla vicenda hanno mantenuto negli ultimi giorni il massimo riserbo, rendendo impossibile ottenere aggiornamenti. Qualche risposta parziale, in attesa delle relazioni ufficiali, potrebbe comunque essere già arrivata, come previsto nell’affidamento dell’incarico.

Il primo degli interrogativi riguarda la presenza di ricina nei campioni biologici prelevati durante le autopsie. Il secondo riguarda invece la presenza del veleno nei 131 reperti raccolti durante il sopralluogo nella casa di Pietracatella lo scorso 30 luglio. Il terzo quesito riguarda la presenza di anticorpi contro la ricina nel sangue di Gianni e Alice Di Vita, familiari delle vittime. L’ultimo riguarda invece la presenza di ricina negli alimenti sequestrati nella casa di Pietracatella tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio.

Proprio quest’ultimo accertamento presenta particolari complessità, considerando che gli alimenti e i liquidi inviati a Berlino sono complessivamente 73. Oltre ai prodotti prelevati dalle dispense, dal frigorifero e dal freezer, come emerso nelle scorse settimane, ci sono anche due borracce e una boccetta di vetro. Le prime due sono state trovate nella sala della casa, su un tavolino accanto al camino. In una delle borracce, in particolare, era presente un liquido, probabilmente acqua, con evidenti residui solidi. Nella boccetta, invece, trovata nella dispensa dell’abitazione della madre di Gianni Di Vita, era presente una sostanza granulare scura.