La sentenza della Corte d’Assise di Benevento nei confronti dell’uomo arrestato nelle campagne di Ferrazzano esattamente un anno fa. Accolta la richiesta della Procura
BENEVENTO. Accogliendo in pieno la richiesta del pubblico ministero, la Corte d’Assise di Benevento ha condannato all’ergastolo Salvatore Ocone, l’uomo arrestato esattamente un anno fa nelle campagne di Ferrazzano per il duplice omicidio della moglie e del figlio di 15 anni e per aver ridotto in fin di vita l’altra figlia.
La sentenza è arrivata poco fa, dopo la Camera di Consiglio al termine di giudizio immediato. L’uomo è stato condannato anche a otto mesi di isolamento diurno.
Una tragedia che ha profondamente scosso anche la comunità molisana. Ocone, è stato ricostruito dalle indagini, quella maledetta mattina di un fa aggredì la moglie e i due figli con una pietra di circa 12 chili nella loro casa di Paupisi, uccidendo Elisa e Cosimo e ferendo gravemente la figlia Antonia, 17 anni, che riuscì a sopravvivere. A salvarla i medici del Neuromed di Pozzilli, dove la ragazza arrivò in fin di vita. E dove è rimasta fino allo scorso mese di marzo, quando è tornata a casa dopo un lungo e complesso periodo di riabilitazione.
In aula, nel corso del procedimento è stato stabilito che era il 59enne era in grado di intendere e volere quella maledetta mattina del 30 settembre 2025. Nel corso della precedente udienza – rispondendo alle domande del procuratore Nicola D’Angelo, delle parti civili e del difensore Giovanni Santoro – lo psichiatra Vincenzo Scarallo, ha ricostruito la storia clinica dell’imputato, escludendo precedenti episodi riconducibili a schizofrenia o a una grave depressione. “La fragilità non equivale alla malattia mentale” ha spiegato il perito, ricordando anche un episodio del 2010, quando Ocone si era denudato davanti alla Madonna, ritenuto di natura nevrotica e non psicotica.
Secondo Scarallo, l’uomo avrebbe agito “per rabbia” dopo una discussione con la moglie e in preda alla paura per il futuro dei figli. Nel corso dell’ultimo colloquio in carcere, tuttavia, Ocone aveva affermato che la moglie fosse posseduta dal demonio e aveva giustificato il figlicidio con la necessità di salvare i figli.
Deborah Di Vincenzo




