Il sindaco Paglione presenta la ‘Carta’ che impegna università, ricerca e allevatori: “Non possiamo limitarci a gestire il declino”


CAPRACOTTA. È nata a Capracotta la ‘Rete per l’Appennino’, con l’obiettivo di rilanciare la zootecnia e l’allevamento nelle zone montane e marginali del Paese. Lo annuncia sui social il sindaco Candido Paglione, al termine di una giornata di confronto che si è svolta ieri, 1 ottobre. Vi hanno preso parte 31 istituzioni, tra università, istituti zooprofilattici, mondo della ricerca, Aspa, associazioni agricole e degli allevatori e istituzioni locali.

L’obiettivo, spiega il primo cittadino, è “mettere in comune conoscenze, esperienze e buone pratiche”. L’impegno comune prende il nome di ‘Carta di Capracotta’. “Vogliamo che da qui parta un percorso concreto”, scrive Paglione. “Parlare di zootecnia in questi territori significa infatti parlare di lavoro, economia locale, presidio del territorio, manutenzione del paesaggio e tutela della biodiversità. Significa affrontare una questione che non possiamo più rimandare: il contrasto all’abbandono, non soltanto dei paesi, ma anche delle campagne, dei pascoli e delle montagne”.

Per questo, prosegue, “è stato importante mettere intorno allo stesso tavolo il mondo scientifico e accademico, le istituzioni e chi ogni giorno lavora concretamente sul territorio. Servono ricerca, innovazione e nuove opportunità economiche per chi sceglie di restare, per chi vuole tornare e per chi intende investire nelle montagne dell’Appennino”.

Il sindaco ringrazia i partecipanti e in particolare il professor Fabio Pilla dell’Università del Molise. Con lui cita i docenti degli atenei presenti, i ricercatori, i tecnici e i rappresentanti delle organizzazioni agricole e zootecniche. “Come sindaco sono particolarmente orgoglioso che questo percorso sia partito proprio da qui”, aggiunge.

“La ‘Carta di Capracotta’ non vuole essere soltanto un documento, ma un impegno condiviso a trasformare idee e conoscenze in proposte concrete e politiche capaci di sostenere chi vive e lavora nei territori più fragili del Paese”, conclude Paglione. “La crisi demografica ci impone di cambiare prospettiva: non possiamo limitarci a gestire il declino, dobbiamo creare le condizioni per un nuovo sviluppo. La zootecnia può essere una parte importante di questa strategia”.