Dopo che nelle ultime ore era circolata la notizia che era stato individuato negli stati Uniti l’indirizzo IP di un computer da cui erano state cercate informazioni sulla sostanza tossica che ha ucciso Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi. Novità sul materiale sequestrato durante le perquisizioni


CAMPOBASSO. Giallo di Pietracatella, si è parlato di colpo di scena, ma gli investigatori hanno smentito la notizia, battuta da un’agenzia e ripresa da diversi organi di stampa, secondo la quale era stato individuato negli Stati Uniti l’indirizzo IP di un computer da cui era partita una ricerca sulle modalità di preparazione della ricina in polvere, il veleno che ha ucciso Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita.

Indirizzo informatico, è stato detto ieri, nella ‘svolta’ durata il tempo di qualche minuto, che avrebbe ricondotto ad un’area coincidente con la zona di Pietracatella, con l’altra coincidenza che la ricerca sarebbe stata effettuata qualche giorno prima degli omicidi.

“Smentisco”, le parole della procuratrice di Larino Elvira Antonelli, che sulla morte di madre e figlia indaga per duplice omicidio aggravato dall’utilizzo del mezzo venefico, sempre contro ignoti. Dello stesso tenore le parole del capo della Squadra Mobile Marco Graziano. “Anche io, come la procuratrice, non ho notizie in tal senso”.

Si è invece saputo qualcosa in più sulle perquisizioni effettuati negli studi di Gianni Di Vita, a Pietracatella e a Campobasso, oltre che nella sua nuova abitazione in paese. Il Tg1 ha rivelato dettagli sugli oggetti prelevati dagli agenti. Oltre alla borsa di Antonella, con dentro tra l’altro le foto delle figlie e appunti di lavoro, ci sono anche il romanzo dello scrittore molisano Giose Rimanelli ‘Tiro al piccione’, un cellulare e una chiavetta usb.

Nel frattempo si attendono ancora i risultati degli esami che sono in corso al ‘Robert Koch Institute’ di Berlino, per rintracciare eventuali tracce di ricina nei 131 reperti raccolti e negli alimenti sequestrati nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella.

Come hanno chiarito nelle loro perizie il direttore del Centro antiveleni ‘Maugeri’ di Pavia Carlo Locatelli e il medico legale Benedetta Pia De Luca, la ricina è un veleno che perde almeno il 60% della sua tossicità a contatto con elevate fonti di calore. Possibile dunque che sia stata ingerita con un liquido. Da qui l’attenzione massima sulle borracce sequestrate all’interno della casa, insieme ad alcune confezioni di succhi di frutta e a due bicchieri trovati nell’abitazione. Uno a terra, vicino al letto, l’altro su un comodino.

Previsti, intanto, nuovi interrogatori. Nella giornata di ieri, è trapelato, è stata sentita anche la figlia dell’insegnante amica di Gianni Di Vita e del marito di lei, tecnico di laboratorio scolastico. In Questura anche la sorella di quest’ultimo. Le indagini proseguono e non si escludono neppure nuove perquisizioni.