Oggi il convegno all’Asrem per parlare di diagnosi, cura, gestione del paziente


CAMPOBASSO. ‘I volti dello scompenso cardiaco e delle comorbilità’, specialisti a confronto, questa mattina, nel convegno all’Asrem. Con la responsabilità scientifica della dottoressa Angela Rita Colavita, dell’ospedale ‘Cardarelli’ di Campobassom focus sulle nuove prospettive terapeutiche e organizzative legate all’insufficienza cardiaca.

Secondo i dati epidemiologici: diminuisce la mortalità, cresce la prevalenza tra i più anziani. L’insufficienza cardiaca (HF) rappresenta una sindrome clinica complessa, caratterizzata da anomalie strutturali e funzionali del cuore che alterano la gittata cardiaca e le pressioni intracardiache.

La patologia registra una prevalenza di 12-58 casi ogni 1.000 persone e un’incidenza annua tra 2 e 13 casi ogni 1.000 persone. Grazie ai progressi scientifici, la mortalità per insufficienza cardiaca è diminuita. Questo importante risultato, tuttavia, determina una maggiore prevalenza della patologia nel tempo e una presenza crescente di pazienti in età avanzata. Quasi la metà dei casi complessivi è costituita da HFpEF, forma che colpisce persone prevalentemente più anziane (con un’età media d’esordio di 77 anni) e con una maggiore frequenza nel sesso femminile. Invece, nei pazienti con HFrEF prevale il sesso maschile (71%) con un’età media all’esordio di 72 anni; circa la metà di questi casi presenta un’origine ischemica.

Quanto all’approccio terapeutico, negli ultimi anni la ricerca scientifica ha reso disponibili nuovi presidi farmacologici e non. L’obiettivo fondamentale è garantire un trattamento precoce e combinato in grado di modificare la storia naturale della malattia fin dalle sue fasi iniziali. Tuttavia, come emerso durante il convegno, se da un lato i trial clinici dimostrano benefici netti sulla prognosi, nel “mondo reale” persistono ancora ostacoli applicativi.

Per superare queste criticità, attenzione rivolta a nuovi farmaci per la cura del danno cardio-renale, per la gestione del metabolismo acido urico, dei betabloccanti di ultima generazione e dei trattamenti tempestivi per condizioni complesse come l’amiloidosi cardiaca da transtiretina (ATTR-CM); gestione del paziente scompenso non può prescindere dall’intreccio multifattoriale che lega il cuore ai reni e alle patologie dismetaboliche.

Fondamentale il rapporto con il territorio e la continuità di cura. Uno dei messaggi chiave emersi, infatti, riguarda la necessità di un forte e continuo legame con il territorio. Per far fronte alle sfide di una popolazione sempre più anziana e cronica, è indispensabile costruire una rete di cura integrata.

La presa in carico non può limitarsi al momento dell’acuzie ospedaliera. Occorre un modello organizzativo e clinico che veda la sinergia costante tra medici specialisti, medici di medicina generale (medici di famiglia), personale infermieristico e caregiver. Questa gestione multidisciplinare e integrata è la sola risposta efficace per garantire un’adeguata aderenza terapeutica, la continuità assistenziale, una migliore qualità di vita per i pazienti e la sostenibilità del sistema sanitario regionale.