Tangenti a Pizzone, Cozzone e Farrocco sperano nel Riesame

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[caption id="attachment_10905" align="alignleft" width="250"]Il Municipio di Pizzone Il Municipio di Pizzone[/caption]

CAMPOBASSO. Le loro sorti saranno decise nelle prossime ore. Entro lunedì, al massimo. Il tribunale delle Libertà di Campobasso si è riservato di decidere sull'appello proposto dal procuratore capo della Repubblica presso il tribunale di Isernia, Paolo Albano, contro il diniego all'applicazione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del procuratore legale Michele Cozzone, ex sindaco di Pizzone, e di Giovanni Farrocco, imprenditore, entrambi indagati nell'ambito dell'inchiesta 'Aurora' con le accuse di corruzione ed evasione fiscale.  Nei loro confronti, in subordine, l'accusa ha chiesto i domiciliari. Stamani la discussione di fronte al collegio presieduto dal giudice Giampiero Scarlato, dinanzi al quale gli avvocati della difesa (Marco Franco e Carola Barbieri per Cozzone; Ennio Mazzocco e Giuseppe Stellato per Farrocco) hanno sostenuto come non ci siano pericoli di reiterazione del reato, essendo venuto meno l'apparato tecnico-politico che, per dieci anni, ha guidato il Municipio di  Pizzone. La difesa ha poi spiegato come non ci sarebbe stata né corruzione, né alcuna violazione delle norme sull’affidamento diretto dei lavori da parte del Comune della Valle del Volturno. Di fronte alle accuse della procura di Isernia - di aver gonfiato le fatture relative alle spese per le società calcistiche dilettantistiche dietro le quali sarebbero state mascherate tangenti per 716 mila euro - gli avvocati difensori hanno depositato una serie di documenti con cui si tenderebbe a dimostrare come le spese sportive sarebbero state molto più consistenti di quanto sostenuto dagli inquirenti. I soldi, tra l’altro, Cozzone li avrebbe tirati fuori di tasca propria.  Nessuna irregolarità, inoltre, nemmeno per quanto concerne gli undici appalti contestati, tutti affidati con trattativa privata alla società Socem di Farrocco. Per Mazzocco e Stellato, in particolare, i nove appalti inerenti all’ammasso roccioso sovrastante il centro abitato di Pizzone non sarebbero sommabili perché riferiti a procedure di finanziamento per progetti distinti. In pratica, ogni volta che la Regione Molise erogava un finanziamento, il Comune prendeva il relativo incartamento e attuava la procedura amministrativa per impegnare il denaro ricevuto. La difesa ha anche sottolineato come si trattasse di lavori inferiori ai 100mila euro, quindi il ricorso alla trattativa privata, seguito dal Comune in tutti i casi in esame, fosse previsto per legge.  Altri due appalti sono finiti all’attenzione della Guardia di Finanza: quelli per la metanizzazione del centro abitato, originariamente da portare avanti insieme al Comune di Castel San Vincenzo, capofila del progetto.  Tuttavia, la relativa gara è andata deserta due volte e il Comune di Pizzone si è sganciato, facendo di nuovo ricorso alla trattativa privata, come previsto dalla legge. Sul tema, la procura  evidenzia l’assenza di alcuni documenti sulla metanizzazione, non pervenute presso il Comune di Pizzone. Mancherebbero, in pratica, le ricevute delle raccomandate indirizzate alle cinque ditte invitate a partecipare come da norma di riferimento. Sul punto, tuttavia, la difesa ha fatto presente che la Finanza avrebbe potuto verificare tramite un’indagine presso le Poste.

Pubblicato alle ore 23.32:04 

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