Ittierre, Manganiello ‘affonda’ il piano di rilancio

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L'ex amministratore delegato: "Attesa la quasi assoluta mancanza di liquidità, mi riesce difficile immaginare il soddisfo delle giuste pretese dei creditori, a meno che non venga ceduto il magazzino"

 

ISERNIA. I vertici di Ittierre hanno approvato, e successivamente diffuso, le linee guida del piano concordatario che sarà presentato entro il 26 gennaio prossimo al tribunale di Isernia. Il documento ha però suscitato subito la perplessità di un protagonista “illustre” della vicenda: l’ex amministratore delegato Alberto Manganiello. La proposta del Consiglio di amministrazione dell’azienda di Pettoranello prevede, sostanzialmente, la messa in liquidazione della Ittierre Spa, quindi la costituzione di una NewCo e infine la cessione del ramo di azienda produttivo Ittierre alla nuova società. Ed ecco che interviene sull’argomento l’ex ad, silurato dal patron Antonio Bianchi. La sua riflessione “estemporanea” rimbalza su Facebook, dal gruppo ‘L’Ittierre siamo noi’, e smonta quanto elaborato nelle ultime ore dal Cda. Nulla di nuovo rispetto al documento di richiesta del concordato in bianco datato 13 settembre 2013: liquidazione, affitto, vendita. O forse qualcosa di nuovo c’è, ma peggiorativo, visto che  la Ittierre Spa ha perso praticamente tutti i marchi più prestigiosi che aveva in licenza. Ma andiamo per gradi. Il manager campano analizza punto per punto le linee guida del piano concordatario e commenta: “La messa in liquidazione della Ittierre comporterà la ricognizione di tutti i debiti (e anche dei crediti) con la contestuale definizione di quelli che sono considerati creditori privilegiati e quelli chirografari. Attesa la quasi assoluta mancanza di liquidità, mi riesce difficile immaginare il soddisfo delle giuste pretese dei creditori, a meno che non venga ceduto il magazzino”. Quindi la nota sarcastica: “Ma esiste ancora il magazzino?”. Poi Manganiello prosegue: “Per il liquidatore potrebbero porsi svariati problemi da affrontare nell'effettuare i pagamenti, in virtù della circostanza che, nella malaugurata ipotesi di fallimento successivo, potrebbe essere accusato di aver effettuato pagamenti a favore di qualcuno e a danno di altri senza il rispetto della ‘par conditio creditorum’ e, ai sensi della legge fallimentare, andare incontro ad azione di responsabilità”. Quindi l’affondo: “Risulta altresì molto complicato – prosegue il manager campano - comprendere cosa debba intendersi per ‘continuità occupazionale’, tenuto conto che (secondo quanto la stessa Ittierre ha dichiarato) la nuova compagine vedrà notevolmente ridotta la forza lavoro rispetto a quella attuale”. Infine, l’ultima perplessità; non ultima, però, per rilevanza. Perplessità relativa alle modalità di composizione dell’azionariato della futura newco, specie alla luce delle notizie giornalistiche che hanno riferito della rinuncia all’operazione da parte di papabili partner e della fuoriuscita di marchi. Ebbene, Manganiello rammenta “che quando si parla di acquisto di ramo d'azienda dalla vecchia Ittierre posta in liquidazione, la valutazione dovrà essere oggetto di perizia giurata”. In pratica, “chi acquisterà la newco dovrà mettere fuori i soldi”. Ogni risposta ai quesiti sollevati dall'avvocato campano è tuttavia rinviata al 26 gennaio, quando scadono i termini per la presentazione del piano concordatario e il giudice del tribunale fallimentare dovrà pronunciarsi sul destino dell’azienda.    

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