Biomasse a Montaquila: la Energy Life al Consiglio comunale

Biomasse a Montaquila: la Energy Life al Consiglio comunale

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Dopo le polemiche nate intorno alla costruzione di una piattaforma di valorizzazione che trasformi gli scarti boschivi, le potature e le ramaglie in un biocombustibile sul territorio comunale, l’azienda romana vuole intervenire in una discussione pubblica per sciogliere i dubbi sui presunti rischi connessi alla realizzazione del progetto


MONTAQUILA. La società romana Energy Life Industry prenderà parte al Consiglio comunale di Montaquila dedicato al tema della ‘valorizzazione della filiera agricolo-forestale’, previsto lunedì prossimo (24 marzo) alle 19. L’obiettivo è informare la cittadinanza sul progetto di valorizzazione di filera agricolo-forestale, ovvero una piattaforma di valorizzazione che trasformi gli scarti boschivi, le potature e le ramaglie in un biocombustibile, la cui richiesta da parte dell’azienda è stata resa pubblica in sede di Consiglio lo scorso 7 febbraio. In quell’occasione sono sorte non poche polemiche che, nei giorni successivi – con la diffusione della notizia tra i cittadini – hanno coinvolto anche parte della popolazione, allarmata dai presunti rischi connessi all’inquinamento che potrebbe comportare la costruzione dell’impianto. L’azienda ha mostrato subito l’interesse a “rendere note inequivocabilmente tecnologie e know-how e controbattere in maniera utile quanti millantano rischi e problematiche che non appartengono alle operazioni promosse, sempre in linea con la sostenibilità ambientale”.

Dunque, per la società romana parteciperà il Direttore Commerciale Rinaldo Santoro, che avrà il compito di sciogliere “incomprensioni e fraintendimenti – come dichiara l'azienda in una nota – legati certamente alla disinformazione”. I cittadini, dal canto loro, appresa la notizia relativa alla disponibilità della giunta comunale di portare avanti un’indagine conoscitiva e una verifica di fattibilità, hanno voluto sottolineare il fatto che i presunti rischi di un’operazione del genere sarebbero legati soprattutto alla cattiva gestione (e alla mancanza dei dovuti controlli) di un impianto che, sulla carta, fa parte di un “armonico progetto di filiera”. 

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