Abusi nella diocesi, il vescovo di Isernia: “Chiedo perdono”. E annuncia provvedimenti

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Monsignor Camillo Cibotti rompe il silenzio: "Incredulo e addolorato da quanto stava accadendo". Di qui la collaborazione con la magistratura. Poi l'appello alle vittime a rivolgersi a lui per denunciare altri casi: "Ringrazio chi avrà il coraggio di presentarmi situazioni in cui sacerdoti cristiani hanno tradito". Avviati procedimenti canonici nei confronti dei prelati presunti responsabili 


ISERNIA. Le parole attese, quelle che avvicinano le pecorelle al pastore. A proferirle il vescovo della diocesi di Isernia–Venafro Camillo Cibotti.

Questi interviene, “per amore della giustizia e della verità”, sulla vicenda dei presunti abusi sessuali denunciati recentemente da un giovane e dal suo avvocato, verosimilmente perpetrati da un parroco in un centro della provincia pentra, anni fa. Fatti presumibilmente noti a diversi prelati (almeno tre) e sui quali la vittima, allora minorenne, ha chiesto a gran voce, nei giorni scorsi, l’avvio di accertamenti da parte della Chiesa.

Il vescovo oggi chiede perdono, annuncia la collaborazione con la magistratura e anticipa provvedimenti nei confronti dei sacerdoti accusati.

stretta di mano papa francesco con vescovo cibotti foto pm“Non posso negare che queste vicende mi addolorano profondamente – scrive Cibotti in una nota stampa - Sebbene sia qui da poco più di tre anni, posso dire di conoscere quanto accaduto in passato: conosco i fatti che sono documentati e conosco anche tutto il cammino che questa Chiesa ha fatto e continua a compiere nello scegliere la verità e la trasparenza. Vorrei che sia chiaro: la Chiesa che mi onoro di servire sa guardarsi dentro e fare i conti con i propri errori; la Chiesa di cui sono padre nella fede e della quale mi sento figlio sceglie di stare senza se e senza ma dalla parte delle vittime (siano esse singole persone o intere comunità ecclesiali) e di trattare secondo giustizia i responsabili. In nessuna circostanza ho pensato di esimermi dalla responsabilità legata al mio servizio. Ho piuttosto scelto di farlo con particolare premura e attenzione. E questo – spiega il vescovo - ha richiesto il silenzio, almeno in una prima fase, in questa come in altre circostanze. Ho ritenuto fondamentale tutelare la riservatezza, verificare l’attendibilità, collaborare con la magistratura nel vagliare le responsabilità personali. Ho ascoltato il più possibile: i sacerdoti coinvolti in varie forme, i fedeli della parrocchia presenti in alcuni dei fatti accaduti, altre persone interessate per vari motivi. Non ho potuto confrontarmi solo con chi ha scelto la via mediatica, a scapito della possibilità di  dialogo e di collaborazione. Ma, nonostante questo, la mia scelta è stata chiara fin dal principio: ho cercato un costante confronto con la magistratura. Incredulo e addolorato da quanto stava accadendo, ne ho preso atto. Seguendo l’esempio di Sua Santità, Papa Francesco, ho agito in comunione con lui”.

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