Caporalato e pratiche commerciali sleali, per Coldiretti urge una riforma responsabile del settore alimentare

Caporalato e pratiche commerciali sleali, per Coldiretti urge una riforma responsabile del settore alimentare

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La nota dell’organizzazione molisana all’indomani del tragico incidente lungo la SS16 in cui hanno perso la vita 12 braccianti stranieri: “Bisogna spezzare la catena dello sfruttamento che si alimenta lungo la filiera”


CAMPOBASSO. La Coldiretti Molise interviene sul tema del caporalato, all’indomani del tragico incidente avvenuto sulla Statale 16, in cui hanno perso la vita 12 braccianti. E, nell’esprimere profondo cordoglio per le vittime, invoca una riforma del settore alimentare, con riguardo alla tutela dei lavoratori e con pugno deciso contro le pratiche commerciali sleali.

“E’ necessaria – si legge in una nota - un’azione di responsabilizzazione, dal campo allo scaffale, per garantire che dietro tutti gli alimenti in vendita, italiani e stranieri, ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una equa distribuzione del valore”.

Secondo Coldiretti Molise, occorre “spezzare la catena dello sfruttamento che si alimenta dalle distorsioni lungo la filiera, dalla distribuzione all’industria fino alle campagne, dove i prodotti agricoli pagati sottocosto pochi centesimi spingono le imprese oneste a chiudere e a lasciare spazio all’illegalità”.

In quest’ottica, l’Organizzazione sostiene la necessità di “affiancare le norme sul caporalato all’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari, presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti”. A pesare, secondo Coldiretti, sono le pratiche commerciali sleali come i casi di aste capestro on line al doppio ribasso che strangolano gli agricoltori con prezzi al di sotto dei costi di produzione, nonostante il codice etico firmato l’anno scorso fra il Ministero delle Politiche Agricole e le principali catene della grande distribuzione che avrebbe dovuto evitare questo fenomeno che spinge a prezzi di aggiudicazione così bassi che strozzano a cascata industriali e agricoltori.

Riguardo, poi, alla posizione dei lavoratori stranieri, Coldiretti evidenzia come nel nostro Paese in agricoltura trovano occupazione regolare 345mila stranieri provenienti da ben 157 Paesi diversi che, con 29.437.059 giornate, rappresentano ben un quarto del totale del lavoro necessario nelle campagne italiane. L’organizzazione stima “importantissimo il loro operato, sottolineando che questi contribuiscono, in modo strutturale e determinante, all’economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabile per garantire i primati del Made in Italy alimentare nel mondo, su un territorio dove va assicurata la legalità per combattere inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano gli uomini e il proprio lavoro e gettano un’ombra su un settore che ha scelto con decisione la strada dell’attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale”.

 

 

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