Le chiede sesso, lei rifiuta e viene ridotta in schiavitù: nigeriano nei guai

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La Prefettura emette un provvedimento di revoca dell’accoglienza. L’episodio a Termoli. Agenti di polizia chiamati ad intervenire per una lite in un cas cittadino


TERMOLI. Ha aggredito ripetutamente una sua connazionale, pretendendo finanche prestazioni sessuali. Ma ieri è stato fermato dagli agenti della Squadra Volante di Termoli.

Si tratta di 47enne nigeriano richiedente asilo e residente in un Cas cittadino. A suo carico, il Gip del Tribunale di Larino ha emesso un’ordinanza di misura cautelare per i reati di stalking e di violenza privata.

I fatti contestati risalgono al luglio scorso, quando la polizia è intervenuta presso il centro d’accoglienza dove era stata segnalata una lite con aggressione.
In quella circostanza, una donna di origini nigeriane denunciò di aver subito, da parte di un suo conterraneo, continue minacce, ingiurie, aggressioni fisiche, vessazioni psicologiche con ripetute richieste di prestazioni sessuali, nonché la sottrazione del proprio telefono cellulare.

in sostanza, stando alle ricostruzioni, la vittima, entrata in Italia nel 2016, aveva stretto un’amicizia col presunto carnefice. Questi, determinato ad ottenere il permesso di soggiorno, avrebbe preteso di avere rapporti sessuali con lei cosicché da metterla incinta e vantare il diritto a restare in Italia in qualità di padre del nascituro.

Al rifiuto della donna, l’atteggiamento del 47enne sarebbe diventato sempre più aggressivo, con minacce e ricatti. Atteggiamento protratto per mesi, tanto da provocare nella vittima un perdurante stato di ansia e di terrore, che ne aveva resa una schiava.

Secondo il Gip “il profilo accusatorio appare solido, con la configurazione, in presenza di una condotta chiaramente volontaria, di un’intollerabile condizione di mortificazione e di abituale sopraffazione sulla persona offesa, travolta nella sua sfera personale, fisica e morale, tale da ingenerarle, in concreto per quanto rappresentato dalla medesima, ma in misura comunque da reputarsi congrua anche in astratto, uno stato di terrore per la sua stessa incolumità e tranquillità.”

Su richiesta del pm Meo, il giudice per le indagini preliminari ha disposto il divieto di avvicinamento dell’uomo alla donna, imponendo allo stesso di non avere alcun contatto con lei, neppure attraverso mezzi telefono o social network.

La vittima, da luglio, è assistita in un centro antiviolenza, mentre la Prefettura di Campobasso ha emesso, a carico del cittadino nigeriano, un provvedimento di revoca delle misure di accoglienza.

 

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