Scuole (in)sicure: Campobasso finisce sul Corriere della Sera

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L’emergenza che vive il capoluogo, i provvedimenti ‘impopolari’ da assumere con la consapevolezza che la sicurezza dei nostri figli venga prima di tutto. Dal capoluogo l’appello al Governo Conte: ci avete tolto i fondi del Bando periferie, adesso finanziateci edifici finalmente a norma


CAMPOBASSO. Su trentacinque edifici che ospitano scuole, 20 sono stati chiusi e 7 sono in attesa di un “responso” che ne certifichi la sicurezza.

Un bollettino di guerra, diventato anche un caso nazionale: oggi finito sul Corriere della Sera e anche sul Tg5 delle 13.30, anticipato da una notizia flash nell’edizione di questa mattina. Un caso che è ben noto ai campobassani, ai molisani tutti che, in ogni cittadina o paese, sono alle prese con una emergenza vera, evidenziata in maniera drammatica dalle conseguenza del terremoto del 2002. i Le negligenze, le superficialità, le “pesanti irregolarità” che cadenzarono i lavori per la sopraelevazione della scuola di San Giuliano di Puglia “che non sarebbe crollata seppellendo 27 bambini e la loro maestra” se non fosse stata oggetto di quell’ampliamento. Da lì, da quel giorno maledetto, è iniziata la consapevolezza che occorreva verificare, controllare, monitorare, denunciare situazioni di pericolo: la paura ha preso il sopravvento e i controlli hanno evidenziato, nel lungo periodo dal 2002 ad oggi, che le scuole – non tutte sia chiaro – non sono il luogo sicuro che invece dovrebbero essere.

A Campobasso 20 scuole chiuse, perché “la sicurezza viene prima di tutto”, spiega il sindaco Battista sulle colonne del Corriere. Provvedimenti impopolari, che scatenano critiche e polemiche. Ma nulla conta quando in ballo c’è la sicurezza dei ragazzi, degli insegnanti, del personale che ogni mattina varcano la soglia di una scuola.

Il giornalista Carlo Vulpio racconta all’Italia intera la storia di una città, identica a quella di tante altre realtà: venti scuole chiuse perché a rischio, perché non in regola con le normative antincendio, antisismiche , a garanzia della stabilità degli edifici. E così, prendendo di petto la situazione, si spostano studenti, docenti e personale vario; si chiudono strutture ‘calpestate’ da migliaia di ragazzi per decenni. Una ‘delocalizzazione’ che crea disagi ai genitori e ai ragazzi, che svuota il centro cittadino, che ‘risolve’ parzialmente il problema del traffico mattutino ma che crea problemi all’economia di una città che fa i conti anche con il calo della popolazione residente, con la chiusura di tante piccole attività commerciali.

“Provvedimenti impopolari – rimarca il sindaco al Corriere – ma non si può vivere nell’angoscia che un evento qualsiasi o una scossa di terremoto modesta provochino una tragedia. Sono sacrifici che saranno ripagati nel giro di quale anno, quando al posto di quegli edifici ci saranno scuole sicure e certificate”. La giunta di Palazzo San Giorgio ha deciso di dirottare in favore delle scuole 11 milioni di euro destinati alla mobilità e 6 milioni ricavati dalla vendita di alcuni immobili comunali; una somma alla quale si aggiungono i 3,3 derivanti dal bando “scuole innovative” dell’Inail. “In tutto 20 milioni, ma ne occorrerebbero altri 10”, spiega laconico il primo cittadino.

E non manca, dalle colonne del Corsera, l’appello al Governo Conte: ci avete “scippato” dei fondi del Bando periferie, adesso trovate il modo di finanziare la costruzione di scuole sicure.

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