Momo & Olivia: la psicologia del terrore su Whatsapp

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I nuovi pericoli che infestano le chat della piattaforma di messaggistica istantanea, prendendo di mira i minori, nell’analisi dell’I-Forensics Team


Perché i film del terrore piacciono tanto ai ragazzi? Il celebre poeta e scrittore statunitense Lovecraft, nel suo saggio ‘Supernatural Horror in Literature’ del 1927, affermava che “la più antica e potente emozione umana è la paura”. Il panico genera brividi e la passione per la paura accomuna tutti gli essere umani, fin dalla notte dei tempi. La paura è un’emozione innata nell’uomo, funzionale alla sua stessa sopravvivenza; un’emozione potente in grado di generare adrenalina, rendere i riflessi più acuti, aumentare la soglia di vigilanza di un essere vivente e capace di amplificare tutte le altre emozioni che egli prova.

Gli adolescenti, che, biologicamente, sono ‘travolti’ da furiose tempeste ormonali, ricercano continuamente quelle situazioni capaci di generare in loro adrenalina e provare paura è proprio una di queste. ‘L’esorcista’, ‘Suspiria’, ‘IT’, ‘Nightmare’ sono solo alcune di quelle pellicole cinematografiche che, negli anni addietro, hanno fatto drizzare i capelli a più di una generazione. Con l’avvento di Internet, la paura ha lasciato il cinema per canali comunicativi molto più intimi e immediati. Negli ultimi mesi, ‘Momo & Olivia’ sono due ‘presenze’ che, come nella sagra horror ‘Poltergeist’, stanno infestando le chat di Whatsapp. Il primo ad apparire in rete fu ‘Momo’. Keisuke Aizawa, artista giapponese appartenente alla ‘Link Factory’, società specializzata in effetti speciali di genere horror/fantasy, ha realizzato ed esposto al Vanilla Gallery di Tokyo una piccola statua con il volto inquietante di una donna ed il corpo di un rapace. Si tratta della rappresentazione di un ‘Ubume’ (姑獲鳥), personaggio tipico del folklore giapponese, che rappresenta il fantasma di una donna morta di parto. Attorno a questa immagine, in Internet, hanno iniziato a diffondersi numerose storie ‘Creepypasta’ (termine derivante da ‘Copy and Paste’, in italiano ‘Copia e Incolla’), ossia brevi racconti horror, copiati e incollati in blocco, finalizzati a terrorizzare gli internauti. Qualcuno ha avuto, poi, l’idea di utilizzare il personaggio creato da Aizawa su Whatsapp col nome di ‘Momo’.

L’utente Momo ha iniziato la sua carriera su Facebook, sfidando gli utenti a non contattarla su Whatsapp. Coloro che cadevano nella sua provocazione, venivano sommersi da immagini horror e fortemente disturbanti; immagini che, per evitare di incorrere in terribili maledizioni, dovevano essere condivise, dando il via a vere e proprie ‘Catene di Sant’Antonio’ alimentate dalla paura. Dai messaggi si è, poi, passati a squilli e videochiamate, per trasformarsi, infine, in una vera e propria truffa telematica capace di prosciugare il credito telefonico a coloro che avessero avuto il coraggio di contattare Momo a numeri con prefissi giapponesi, colombiani e messicani. Questa estate il fenomeno si era talmente diffuso da costringere la Polizia Informatica dello stato di Tabasco (Messico) a divulgare un bollettino di allerta.

Poi, è stata la volta di ‘Olivia’. A differenza di Momo, l’utente Olivia è specializzata nell’adescare minori. Presentandosi come ‘l’amica di un’amica’, dopo lo scambio di pochi messaggi e facendo leva sulla curiosità tipica dei ragazzi, Olivia invia dei link cliccando sui quali è possibile visualizzare la sua immagine di profilo. In realtà, i link di Olivia non sono altro che collegamenti a siti pornografici e pieni di virus informatici, la cui semplice visita potrebbe anche infettare lo smartphone del ragazzo mettendo a rischio le informazioni personali che vi sono memorizzate. Nonostante le autorità si siano attivate già da tempo per individuare i responsabili di simili truffe, dobbiamo ricordare che in tutte le comunicazioni di Whatsapp occorre avere buon senso e seguire sempre dei semplici consigli di carattere generale: 1) non condividere foto o altre informazioni personali; 2) non scaricare file di cui non si conosca la provenienza; 3) non dare confidenza a contatti sconosciuti; 4) non richiamare numeri sconosciuti e con prefissi stranieri che ci hanno contattato; 5) bloccare chi si presenta con messaggi aggressivi o minacciosi; 7) comunicare immediatamente, ai propri genitori e alle forze di polizia, qualsiasi cosa strana o sospetta in cui ci siamo imbattuti in rete.

I-Forensics Team

 

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