Isernia, omicidio in corsia: attesa per la perizia psichiatrica

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Il gup ha nominato Teofilio Golia, professionista di Benevento. Si torna in aula il 7 febbraio per l’esame che precederà la sentenza a carico di Anna Minchella, l’infermiera accusata dell’assassinio del 76enne Celestino Valentino



ISERNIA. Omicidio in corsia: Anna Minchella è capace di intendere e volere? Può essere considerata socialmente pericolosa? Sono questi, in sostanza, gli interrogativi a cui dovrà dare risposta lo psichiatra beneventano Teofilo Golia.

Questa mattina il gup del Tribunale di Isernia Arlen Picano ha nominato il professionista, conferendogli l’incarico di redigere entro 80 giorni, la perizia sull’infermiera di 46enne accusata dell’assassinio di Celestino Valentino, il 76enne di Pratella ucciso con l’acido cloridrico mentre era ricoverato nel reparto di Lungodegenza dell’ospedale ‘SS Rosario’ di Venafro. Il giudice ha poi fissato la nuova udienza al 7 febbraio del 2019 per l’esame della perizia. 

Come si ricorderà, il legale della donna Aldo Moscardino ha chiesto e ottenuto che la sua assistita venga processata con rito abbreviato condizionato, appunto, a perizia psichiatrica. L’infermiera venne arrestata dai carabinieri un anno fa, perché accusata dell’assassinio del 76enne di Pratella, padre di una sua collega. A incastrare la 46enne fu, tra l’altro, un video che la mostrava mentre in tutta fretta, entrò in un supermercato per acquistare l’acido, vale a dire la stessa sostanza che il Ris rinvenne sul corpo e sul pigiama della vittima ridotta a brandelli dalla sostanza altamente corrosiva.

L'omicio  si consumò nel pomeriggio del 22 giugno del 2016. Stando alla ricostruzione degli inquirenti l’infermiera, per una vendetta nei confronti della glia del pensionato, anche lei in servizio nello stesso presidio sanitario, rubò in ospedale una siringa a spruzzo, con cui iniettò nel cavo orale del 76enne cloridrico, provocandogli gravissime lesioni agli organi interni, a causa delle quali morì dopo una settimana, presso il ‘Veneziale’ di Isernia dove era stato trasferito nell’immediatezza dei fatti.

Chiaro, per l'accusa, anche il movente. Si è trattato di un sentimento di vendetta maturato a seguito del trasferimento per riduzione dell’organico dal presidio sanitario di Venafro a quello del capoluogo pentro. Provvedimento che l’infermiera non accettò e per questo si è mise in aspettativa, ritenendosi in qualche modo danneggiata a vantaggio della sua collega (glia della vittima) che proprio per la grave malattia del padre a differenza sua, non era stata trasferita.

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