Abusi in sagrestia, al via il processo d’appello per don Marino Genova

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Il sacerdote condannato, in primo grado, a sei anni di reclusione, all'interdizione dai pubblici uffici e al pagamento di una provvisionale di 15mila euro.


CAMPOBASSO.   E’ tutto scritto nero su bianco e le parole, mai come questa volta, pesano come macigni. Portano dolore e rabbia, raccontano la disperazione e l’angoscia ma anche il desiderio di giustizia. La voglia di riscatto.

La giustizia è arrivata ad inizio di ottobre di un anno fa e domani, quasi 12 mesi dopo, a seguito della richiesta di revisione della sentenza di primo grado, inizierà il processo d’appello.

Alla ‘sbarra’ don Marino Genova, dall’altra parte Giada Vitale, che ha trovato il coraggio di denunciare gli abusi sessuali ripetuti di cui il parroco di Portocannone si è macchiato quando lei era solo una ragazzina, con i dolori dell’adolescenza resi più acuti dalla perdita del padre.

E’ in questo contesto di ‘bisogno’ di una figura di riferimento, di una presenza forte che indicasse la via che iniziano gli abusi. “Atti sessuali – si legge nella motivazione della sentenza di primo grado –compiuti in più occasioni da quando la stessa aveva 13 anni e 10 mesi fino a quando la stessa compiva 14 anni, il 20 giugno del 2009”. Nei fatti la giovane Giada denunciò il parroco che non era ancora maggiorenne ma il processo penale di primo grado è stato incentrato solo sui rapporti sessuali avvenuti nel mese e mezzo precedente il compimento del quattordicesimo anno di età.

“Non ci coglie di sorpresa questa richiesta, la aspettavamo – disse l’avvocato Giuseppe D’Urbano, legale della Vitale quando i legali del parroco proposero appello -. Il loro obiettivo è quello di una mitigazione della pena inflitta in primo grado con il fine ultimo di evitare la reclusione per Don Marino”.

I giudici della Corte d’Appello di Campobasso dovranno quindi decidere se confermare o meno la sentenza di primo grado. Il parroco è stato condannato a sei anni di reclusione, all’interdizione dai pubblici uffici e al pagamento di una provvisionale di 15.000 euro alla sua vittima. E’ attualmente a piede libero.

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