Svolta nel processo Cucchi, un carabiniere accusa i colleghi: c’è anche un molisano

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Oggi a Roma una nuova udienza del procedimento che vede imputati cinque militari per omicidio preterintenzionale e abuso di potere


ROMA. Svolta nel caso Cucchi. Nell’udienza di scena oggi a Roma, nell’ambito del processo a carico di cinque militari, accusati della morte del giovane geometra arrestato il 15 ottobre del 2015 e morto una settimana dopo all’ospedale Pertini della Capitale, il carabiniere Francesco Tedesco ha ammesso il pestaggio, accusando per l’aggressione i colleghi Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo, quest’ultimo originario di Sesto Campano, tutti già alla sbarra per omicidio preterintenzionale e abuso di potere.

“Fu un'azione combinata – ha raccontato il militare, stando a quanto riportato da Repubblica - Cucchi prima iniziò a perdere l'equilibrio per il calcio di D'Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fece perdere l'equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore. Spinsi Di Bernardo – ha aggiunto Tedesco - ma D'Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra. Gli dissi 'basta, che c...fate, non vi permettete".

Tedesco avrebbe denunciato l’accaduto in una nota di servizio, mai giunta all’attenzione della Procura, e poi avrebbe mantenuto il silenzio per timore di ritorsioni, di pesanti conseguenze per la sua carriera.
Questo almeno fino ad oggi. L’ammissione complica alcune posizioni nella vicenda e secondo il legale difensore di Tedesco “restituisce dignità al suo assistito e all’Arma”.

Immediato il commento di Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, su facebook: “Il muro è crollato”.

 

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