Trasferimenti, denunce e mobbing: la storia ‘tutta italiana’ di Angelo Di Stefano

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La Corte d’Appello ha condannato l’Asrem al pagamento di 50mila euro di danni; le sue segnalazioni circa i vertici che allora guidavano l’Azienda sanitaria sono al vaglio della Procura della Repubblica e forse del caso interesserà la Corte dei Conti per il relativo danno erariale.


CAMPOBASSO. Una storia tutta italiana: un apprezzato dirigente medico che deve fare ricorso alla giustizia per vedere riconosciuto un suo diritto/dovere: prestare la propria professionalità al servizio dei cittadini.

E’ emblematica la vicenda di Angelo Di Stefano, stimato e conosciuto medico del capoluogo, finita in tribunale e conclusasi ieri in Corte d’Appello con una sentenza favorevole nei suoi confronti.

Non solo: la Procura della Repubblica sta indagando relativamente alle evoluzioni scaturite dalla sua denuncia e il dottor Di Stefano sta anche pensando di interessare la Corte dei Conti per i profili di danno erariale che, a suo avviso, si possono ravvisare nel caso.

Stimato ortopedico con la ‘passione’ per la politica, il dottore Di Stefano è a capo del reparto di Patologia vertebrale presso il Cardarelli di Campobasso quando vince il concorso per diventare primario a Termoli.

Prende servizio nel gennaio 2015 ma dopo qualche mese viene di nuovo trasferito a Campobasso: il reparto che aveva guidato fino al primo trasferimento è, in pratica, una ‘scatola vuota’. E lui è ‘condannato’ a non operare, a restare con le mani in mano.

Perché? C’è forse qualche collegamento con la denuncia presentata dal dottor Di Stefano nei confronti dei vertici Asrem del tempo che, a suo dire, non avrebbero avuto i titoli per ricoprire quei ruoli e quindi svolgere quelle funzioni?

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