Fattura false, prestanome e documenti contabili distrutti: il Gruppo Rossi nel mirino della procura di Isernia

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Fattura false, prestanome e documenti contabili distrutti: il Gruppo Rossi nel mirino della procura di Isernia

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Tutti i dettagli della maxiperazione della Guardia di Finanza (GUARDA IL VIDEO)


ISERNIA. La Procura della Repubblica di Isernia, diretta dal procuratore Carlo Fucci, a seguito delle indagini coordinate dal sostituto procuratore Maria Carmela Andricciola e condotte dalla Guardia di Finanza di Isernia, ha ottenuto sette ordinanze di applicazione di misure cautelari personali, emesse dal Giudice per le indagini preliminari  del Tribunale di Isernia, Federica Rossi, nei confronti di 7 tra imprenditori e professionisti.

Le misure restrittive sono scattate per le sorelle Clara ed Edda Rossi, 66 e 63 anni, note imprenditrici isernine finite ai domiciliari; obbligo di dimora, invece, per altre 5 persone, tra cui la madre 91enne delle due donne.

guardia di finanza fuori tribunaleColpiti dallo stesso provvedimento anche D. P., 53 anni imprenditore di Campobasso, N. T. B., 53 anni, imprenditrice di Bojano, A. G., 65 anni, professionista di Cantalupo nel Sannio e D.G., 69 anni, commercialista di Isernia.

Un meccanismo complesso che consisteva nella creazione di società con capitale sociale minimo, operanti principalmente nel settore degli appalti pubblici, in particolare della manutenzione di strade e autostrade. Nei primi 3-4 anni tali società operavano per davvero, presentando bilanci e dichiarazioni dei redditi, ma con il passare del tempo le operazioni di almeno di una parte delle medesime, come spiegato in conferenza stampa dal pm Andricciola, diventavano insostenibili, con le aziende che fungevano prettamente da società ‘cartiera’ (non realmente operative, ma aventi puramente lo scopo di emettere fatture false per operazioni infragruppo).

IL MECCANISMO DELLA FRODE. Secondo gli inquirenti le sorelle Rossi, avvalendosi appunto delle società cartiera, miravano a ottenere ingenti e indebiti benefici di natura fiscale. In sostanza, queste società presentavano dichiarazioni infedeli e bilanci con acquisti Iva nettamente superiori rispetto al fatturato. Un sistema volto a maturare crediti da compensare con altre imposte. Fatto ciò, le società in questione venivano ‘abbandonate’ con cessione di quote a ‘teste di legno’ che ne diventavano amministratori, con lo scopo di accollarsi le conseguenze derivanti da possibili controlli di natura fiscale e contributiva. Non solo. Il dato più volte evidenziato dalla Procura in conferenza stampa è la totale mancanza della documentazione contabile afferente le società finite nel mirino della Finanza.

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