Molise nuova base del traffico di droga. I capi due cugini, le loro donne braccio operativo

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Sei arresti e due divieti di dimora nell’operazione ‘Alphaeus 1’, condotta dai Ros dei carabinieri e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Campobasso. Lo stupefacente, per lo più cocaina, nascosta in edifici abbandonati e sotto le pietre


CAMPOBASSO. “Abbiamo inferto un altro duro colpo ai venditori di morte”. Lo ha detto il procuratore distrettuale antimafia di Campobasso Nicola D’Angelo, commentando i risultati di ‘Alphaeus 1’, l’operazione antidroga che ha portato in carcere, a Larino, Vasto e Chieti, sei persone, per lo più albanesi e romeni, mentre per altre due è stato emesso il divieto di dimora in Molise, Puglia e Abruzzo. E per una anche il divieto di espatrio.

Operazione condotta dal Ros e dai carabinieri del Comando provinciale di Campobasso, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha portato a sgominare un’organizzazione criminale di tipo verticistico, che gestiva anche attraverso una cassa comune il traffico e lo spaccio di stupefacenti sulla costa molisana. Servendosi anche di una rete di distributori locali, che acquistavano la droga per uso personale e per spacciarla nelle località del Basso Molise.

La base era Portocannone, dove vivevano i capi della banda, due cugini albanesi. Sotto osservazione perché affidati in prova ai servizi sociali per reati di droga. I due andavano a Guglionesi a fare volontariato, come prevedeva la misura e per eludere i controlli il ruolo operativo veniva affidato alle donne: la moglie termolese e la compagna romena. Donne che si occupavano di occultare e trasportare la droga, tra i cinquecento grammi e un chilo al mese. E di incassare i crediti.

Come ha chiarito il comandante del Ros, il capitano Gaetano Roberto Nitola, lo stupefacente, per lo più cocaina, ma anche eroina e hashish, proveniente dall’Albania, veniva acquistata in Molise e poi nascosta in edifici disabitati o in zone di campagna, in barattoli, scatole o sotto le pietre, per evitare che fosse scoperta nel corso di controlli o perquisizioni domiciliari. Poi veniva consegnata agli spacciatori, che si occupavano di distribuirla principalmente in Basso Molise: a Termoli, Campomarino e San Martino in Pensilis.

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