Oltre la riforma della prescrizione: più magistrati per meno processi

Oltre la riforma della prescrizione: più magistrati per meno processi

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La soluzione alle lungaggini giudiziarie secondo quanto emerso dal seminario formativo presso il tribunale di Isernia valido per la formazione continua di avvocati e giornalisti. GUARDA LA FOTOGALLERY


ISERNIA. L’aumento del personale, a livello amministrativo e giudiziario, come strumento per assicurare una ragionevole durata dei processi. Questa la soluzione emersa nel corso del seminario-dibattito di ieri pomeriggio, 5 dicembre, presso il tribunale di Isernia, dal titolo ‘Prescrizione del reato e ragionevole durata del processo’, valido per la formazione continua per l’Ordine degli avvocati e dei giornalisti.

Un incontro di alto profilo, che ha visto intervenire come relatori il presidente del tribunale pentro Vincenzo Di Giacomo, il procuratore della Repubblica Carlo Fucci e il presidente della Camera penale Francesco La Cava, oltre al presidente dell’Ordine degli avvocati Maurizio Carugno e il consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti Vincenzo Cimino. A moderare il dibattito, l’avvocato e giornalista Felice Pettograsso.

Numerosi gli spunti interessanti, ma su un tema c’è stata la totale convergenza: la necessità di implementare le piante organiche, rimaste identiche per oltre mezzo secolo, dal secondo dopoguerra ad oggi. Immancabile un accenno al progetto di riforma della prescrizione del ministro Guardasigilli Bonafede, contro il quale l’Unione Camere penali ha proclamato due giornate di astensione, per il 17 e 18 dicembre prossimi, come forte forma di protesta.

Seppure condivisibile nelle intenzioni, secondo il giudice Di Giacomo “dichiarare la prescrizione è sempre una sconfitta per lo Stato e per le persone offese, ovvero le vittime dei reati. La riforma in questione, per converso, bloccando la prescrizione dopo la sentenza di condanna di primo grado, o di assoluzione qualora ci sia l’appello del pubblico ministero, finisce per scaricare le inefficienze del sistema sul cittadino imputato. Un’ingiustizia anche questa, perché l’imputato alla fine del processo può essere dichiarato innocente”. Di qui la soluzione prospettata: “Aumentare le piante organiche – ancora Di Giacomo - così si produrrebbero più sentenze e si accorcerebbero i tempi di durata dei processi. Per quanto riguarda le indagini, in particolare, bisognerebbe anche aumentare il numero degli appartenenti alle forze dell’ordine. In tal caso le indagini andrebbero più veloci e il problema della prescrizione non si porrebbe”. A ciò, infine, andrebbe aggiunta una vasta opera di depenalizzazione delle condotte e dei reati meno gravi, di cui si dovrebbe rispondere solo in sede civile o amministrativa, portando così i processi a chiudersi in tempi ragionevoli.

GUARDA LA FOTOGALLERY DI PINO MANOCCHIO

 

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