Spaccio e violenza: ecco come agivano i venditori di morte del clan Spada-Casamonica

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Illustrati i dettagli dell’inchiesta che ha permesso ai Carabinieri di smantellare un sodalizio criminale attivo a Isernia e Venafro. Il procuratore Fucci: “Costituiva una vera e propria piaga”


di Deborah Di Vincenzo

ISERNIA/VENAFRO. “Personaggi pericolosi e senza scrupoli, veri e propri venditori di morte”. Così il procuratore capo di Isernia Carlo Fucci ha definito i sei appartenenti al clan ‘Spada-Casamonica’ arrestati dai carabinieri alle prime luci dell’alba di oggi. Un nuovo duro colpo quello inflitto allo spaccio in provincia, grazie a un’indagine complessa e meticolosa andata avanti per mesi. Di fatto è stato smantellato un sodalizio criminale “che costituiva – ha detto ancora Fucci – una vera e propria piaga”.

arrestatiI militari dell’Arma hanno messo fine a un fiorente giro di spaccio di cocaina, eroina, hashish e marijuana che aveva come quartier generale uno stabile di piazza Delfini nel centro storico di Isernia e un altro in via Majella a Venafro, dove  è scattato il blitz.  In manette sono finiti il 42enne Pino Spada e la consorte Anna Norma Spada di 45 anni. Provvedimento analogo per il figlio della coppia Giuseppe (classe ’99) e la sua compagna Eleonora Casamonica, 22enne figlia di Ferruccio Casamonica finito in carcere a luglio con l’accusa di tentato omicidio, rapina ed estorsione. Arrestati, nell’ambito della stessa inchiesta, anche la coppia composta da Giovannina ed Enrico Spada, entrambi 32enni.

L’INCHIESTA. I dettagli dell’inchiesta ‘Last Dose 2’ sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa in Procura a cui, insieme a Fucci hanno partecipato il sostituto Alessandro Iannitti che ha diretto le indagini, il comandante provinciale dell’Arma Gennaro Ventriglia, il comandante del Nucleo Investigativo Antonio Mosca e il comandante della Compagnia di Venafro Mario Giacona. Un doppio filone di indagine, quello partito lo scorso inverno che si è sviluppato attraverso appostamenti e intercettazioni anche visive. L’inchiesta ha permesso di accertare che tra gli assuntori, 140 quelli identificali al momento, figuravano anche numerosi studenti, molti dei quali non ancora 18enni.