Sfidano la bufera e i disservizi, ma invano: morta 97enne di Belmonte

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Encomiabile lo sforzo dei 118 e del sindaco Borrelli, che nonostante il maltempo e la mancanza di strumenti hanno provato a prestare tutte le cure necessarie alla nonnina: purtroppo i fatti hanno chiesto il conto con amara ironia. E dopo 8 ore di odissea, l'anziana è morta a Isernia, il giorno dopo, in Pronto Soccorso


BELMONTE DEL SANNIO. Definire un punto di Primo Soccorso per qualcosa che non è – ovvero, un Pronto Soccorso attrezzato e adibito a servire tutte le emergenze – potrebbe sembrare utile e anche per certi versi necessario a nutrire un certo tipo di narrazione. Finché, ovviamente, non ci si scontra con i fatti.

E i fatti, che hanno il brutto vizio di essere alle volte anche crudeli, hanno svolto il proprio corso in un 'normalissimo' weekend d’inverno a Belmonte del Sannio. Normalissimo, se ci si fosse trovati in qualsiasi altra regione che non sia il Molise: ma qui, in piena emergenza neve, uscire dalle proprie case diventa un’impresa. 'L’ironia' si consuma attorno alle 13 di sabato 5 gennaio, quando una signora 97enne, residente in contrada Padule Piane, si sente male. I familiari avvertono il ‘Caracciolo’ di Agnone, dove i sanitari non perdono tempo: salgono a bordo dell’ambulanza 4x4, dotata di catene e pneumatici antineve, e tentano di raggiungere il più presto possibile l’abitazione, distante una decina di chilometri. Ma l’autista, il medico e l’infermiere a bordo si trovano davanti una strada totalmente impraticabile per la neve. E senza perdersi d’animo, ne tentano un’altra.

L’odissea dei sanitari viene segnalata al sindaco Errico Borrelli, che mette a disposizione due spazzaneve per poter consentire all’ambulanza di raggiungere la signora e risolvere l’emergenza. Ma le condizioni meteo peggiorano. Ci sono oltre 70cm di neve a terra e infuria la bufera. E malgrado la dotazione e gli spazzaneve, l’ambulanza non ce la fa. Così, trainata da uno spazzaneve, dopo quattro ore, alle 17 arriva presso l'abitazione dove il medico riesce a vedere la paziente. Un sospetto ictus cerebrale, che necessiterebbe della conferma di una Tac: ma nel punto di Primo Soccorso di Agnone non ci sono né il medico h24 né il macchinario predisposto. Quello disponibile è un vecchio modello del 2000 che non consentirebbe di andare a fondo più di tanto. Situazione ben conosciuta alla politica regionale, tanto da essere oggetto di promesse di intervento risolutivo da parte sia del governatore Toma che dei dirigenti dell’Asrem, nel recente passato. 

Sono ‘appena’ le 18 quando ci si rimette in viaggio verso il ‘Veneziale’ di Isernia, e quando la 97enne arriva in Pronto Soccorso sono trascorse quasi otto ore dalla prima chiamata, durante le quali gli incolpevoli e volenterosi operatori hanno lasciato scoperta, loro malgrado, un’intera area dell’Alto Molise. E oltre al danno, la beffa, perché la nonnina – dopo aver trascorso la notte del sabato in un letto del Pronto Soccorso di Isernia – si è spenta il giorno dopo nell’ospedale del capoluogo, a causa dello stato di debolezza e dell’avanzata età.

Finisce invano quindi lo sforzo immane degli operatori agnonesi e belmontesi. Non si osa immaginare cosa poteva accadere in una situazione di emergenza ancora più grave: ma della sequela di parole vuote, prima o poi, bisognava prevedere i fatti avrebbero chiesto il conto.

Pierre

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