‘Scambiato’ per un ladro, la verità del sindaco Luciano Bucci: ecco perché mi hanno arrestato

‘Scambiato’ per un ladro, la verità del sindaco Luciano Bucci: ecco perché mi hanno arrestato

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Intervista al primo cittadino di Conca Casale, presidente del Museo Winterline, finito in manette venerdì con la pesante accusa di tentato furto aggravato. Era in compagnia di un amico ‘a caccia’ di residuati bellici. “Che mortificazione nei confronti della mia comunità che non merita questa visibilità negativa” commenta


CONCA CASALE. “Sì, è vero. Non lo nascondo, sono stato arrestato perché hanno segnalato un mio presunto atteggiamento sospetto nelle vicinanze di un rudere, un casolare ricoperto di rovi ed edere al quale mi ero avvicinato per verificare ci fossero residuati bellici. Ma è un terribile equivoco, che mi mortifica molto nei confronti della mia comunità, della mia famiglia, di tutte le persone che conosco e delle Istituzioni”.

Racconta la sua verità Luciano Bucci, primo cittadino di Conca Casale e presidente del Museo storico Winterline, una mostra storico-militare permanente riguardante gli eventi bellici che hanno interessato Venafro e le terre limitrofe. Una ‘insana’ passione per la quale è sempre a caccia di cimeli storici e che lo porta spesso nel vicino Cassinate, come è successo venerdì scorso. E che questa volta lo ha fatto finire, assieme ad un amico, in un vero e proprio girone infernale.

Sindaco, partiamo dall’inizio. Ci racconti come sono andati i fatti.

Sono andato, assieme con un amico originario di quelle parti, nel Comune di Terelle. Specificatamente nella zona di Colle Belvedere e Colle Abate. Abbiamo deciso di andare venerdì perché c'era il silenzio venatorio e quindi mi sono organizzato per questa escursione in modo sicuro, per evitare qualche incidente visto che comunque le ricerche si fanno in zone boschive. Abbiamo raggiunto l’area intorno alle 9 del mattino. Il mio amico (finito nei guai come il sindaco, ndr) mi ha accompagnato in un'area dove spesso gli capita, mentre è in giro per funghi, di trovare schegge, bossoli, oggetti identificativi della guerra. Ci stavamo spostando in macchina da una zona all’altra quando abbiamo intravisto, in mezzo ad un campo poco lontano dalla strada, un enorme rovo di spine ed edera. Abbiamo pensato che sotto quella vegetazione ci fosse un rudere, vista la forma quadrata. Ci siamo fermati e ci siamo avvicinati, anche con difficoltà. Era un casa crollata, con il tetto sfondato e un piccolo accesso divelto dalla vegetazione stessa. Abbiamo guardato dentro, c’erano un forcone e alcune schegge di qualche granata che siamo riusciti a tirare fuori per esaminarle meglio. Nel fare questo è arrivata una signora, che poi mi ha segnalato ai Carabinieri, che ci ha intimato di andare via perché eravamo su una proprietà privata. Solo dopo abbiamo saputo che in zona erano stati segnalati numerosi furti. Io, naturalmente, ho immediatamente giustificato la nostra presenza lì, mi sono presentato e ho anche spiegato che sono presidente del museo che raccoglie oggetti provenienti dalla Seconda guerra mondiale”.

La faccenda, quindi, per lei era finita lì.

Si, abbiamo ripreso la macchina e siamo andati in un bar per un aperitivo. Erano passate da poco le 13.30. Poi, quando stavamo per riavviarci verso Cassino intorno alle 14, ho ricevuto una telefonata dai Carabinieri di Venafro. Mi hanno chiesto dove mi trovassi e io ho detto la verità. Mi hanno quindi comunicato che mi cercavano i Carabinieri di Cassino, me li hanno passati a telefono e mi è stato chiesto di restare lì e aspettare”.

Tempo una mezz’oretta e i Carabinieri hanno raggiunto il sindaco, con l’insana passione per i cimeli di guerra, e l’amico.

Siamo andati in caserma e più il tempo passava, più mi rendevo conto che qualcosa di grave doveva essere accaduto. Ho chiesto più volte di parlare con qualcuno, un superiore, ho chiesto di avere dei chiarimenti ma mi hanno detto di aspettare. Quando poi mi hanno domandato i nomi dei miei legali, mi è caduto il mondo addosso. Mi hanno comunicato che ero in stato di arresto con l’accusa di tentato furto aggravato. Mi sono sentito mortificato come uomo, come sindaco, nei confronti della comunità che amministro e della mia famiglia. E anche delle forze dell’ordine con le quali collaboro e ho rapporti quotidiani. La mia comunità non merita questa visibilità negativa. Un vero e proprio shock”.

Quindi non siete stati arrestati dopo un appostamento delle forze dell’ordine?

La signora che avevamo incontrato in mattinata aveva segnalato la nostra presenza ai Carabinieri e, come detto, siccome erano stati registrati dei furti nella zona i Carabinieri, giustamente, hanno voluto vederci chiaro. Non è vero però che ci hanno presi dopo un appostamento, non è vero che eravamo entrati in alcuni casolari per trafugare oggetti storici così come alcuni organi di informazione di Frosinone hanno riportato. Infatti, dalla perquisizione non è venuto fuori nulla! Se avessi avuto qualcosa da nascondere non avrei aspettato i Carabinieri, non avrei detto dove mi trovavo”.

L’arresto è stato convalidato e i due ‘appassionati’ di schegge e residuati bellici sono stati rimessi in libertà perché incensurati. Gli avvocati Francesco Giannini e Antonella Cernera, che difendono il sindaco Bucci, hanno chiesto i termini a difesa: processo il prossimo 16 aprile.

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