La riempiva di botte per comprare la droga: 'madre coraggio' denuncia il figlio e lo fa arrestare

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La famiglia costretta a scappare di casa per sottrarsi alla violenza e alle intimidazioni. L’ennesima storia di violenza legata all’uso di sostanze stupefacenti si inquadra nella situazione allarmante che vive Campobasso


CAMPOBASSO. La picchiava, la impauriva con la sua brutalità e la violenza, con il suo sguardo perso nel vuoto.

La droga, l’eroina. Quella maledetta ‘scimmia’ con la quale convive da anni, lo ha portato ad accanirsi contro la madre, alla quale spillare soldi e quei pochi oggetti preziosi per comperare droga da iniettarsi in vena.

E così, perché “gravemente indiziato di reiterati maltrattamenti’ ai danni della persona che lo ha messo al mondo, che lo ha accudito e fatto crescere, nei giorni scorsi è stato arrestato, su richiesta della Procura della Repubblica con provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Campobasso.

La misura della gravità del caso singolo che si inquadra in un contesto definito dagli inquirenti ‘allarmante’ è evidente: il giovane, in preda all’esigenza spasmodica di ‘farsi’ e quindi alla necessità di trovare denaro usava la violenza con tutti i componenti della sua famiglia. E se non riceveva quanto richiesto, distruggeva tutto quello che gli capitava a tiro.

Un incubo dal quale la famiglia del giovane è stata costretta a sottrarsi, con la fuga. E, subito dopo l’allontanamento da casa, la decisione sofferta ma l’unica da prendere: denunciarlo.

Ed è stato questo passo, così sofferto ma l’unico da compiere, che la Procura della Repubblica ha potuto richiedere un provvedimento a tutela dei familiari e della loro incolumità.

Non è un caso isolato, purtroppo. Lo stato di astinenza nei soggetti che fanno uso di droghe aumenta vertiginosamente la violenza, che non si ferma fino a quando non si hanno i soldi per comperare l’eroina.

E’ il procuratore Nicola D’Angelo, che su questa emergenza sociale che sta divorando Campobasso e i suoi giovani ha alzato l’attenzione, che commenta l’ennesimo fatto di cronaca.

“La vicenda ripropone, in tutta la sua drammaticità, il vissuto di tante famiglie con tossicodipendenti che, a causa dell’uso di sostanze stupefacenti, diventano pericolosi per sé e per gli altri rendendo insostenibile la convivenza al punto che la prospettiva del carcere, per un figlio, diventa preferibile alla prosecuzione di una vita fatta di paure, di sofferenza e di emarginazione’.

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