Pistola in faccia al detenuto, l'associazione Antigone: è il clima instaurato da Salvini

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DI GIACOMO: DAL CARCERE OGGI SI COMANDA. “Tutti conoscete cosa accade nel carcere: minacce, tentativi di fuga, poliziotte molestate. Un continuo lavoro per tenere calma la situazione perché i detenuti che sono in giro non hanno alcuna intenzione di rispettare le regole – spiega Aldo di Giacomo, segretario regionale del Sindacato Polizia Penitenziaria -; in questo contesto nasce l’episodio avvenuto ieri. La reazione è stata esagerata, su questo non possono esserci dubbi ma il detenuto aveva messo in atto un tentativo di fuga organizzata. Potevano esserci ad attenderlo persone, armi: siamo in un centro storico, metterlo nelle condizioni di non scappare più è quello che andava fatto”.

aldo di giacomo

Contestate anche le dichiarazioni del Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che ha annunciato provvedimenti nei confronti dell’agente che ha estratto la pistola. “Chi ha intenzione di punire, deve mettere mano alle regole che non consentono serenità e tranquillità agli operatori penitenziari all’interno dell’istituto. Al Ministro, poi, rivolgerò l’invito a non fare solo chiacchiere e proclami e a tenere in conto come la situazione, all’interno del carcere, sia peggiorata negli ultimi anni. Il collega, secondo noi, non ha fatto nulla che abbia messo in pericolo la vita del detenuto. Noi lo difenderemo a spada tratta”.

Di Giacomo poi allarga il discorso alla situazione generale delle carceri italiane. “Dall’interno oggi si comanda: paradossalmente è il posto migliore in cui, chi rischia di essere ucciso, può dare ordini all’esterno. Noi pretendiamo che si metta mano a questo sistema per dare anche l’opportunità ai detenuti che hanno intenzione di rieducarsi di poterlo fare senza subire le sopraffazioni di chi non ha intenzione di fare un percorso e vive il carcere come se fosse casa sua, comandando all’esterno e all’interno. Tutti i media si sono occupati della reazione dell’agente ma nessuno si preoccupa della mafia nigeriana che comanda all’interno del carcere, dei detenuti che si vogliono rieducare ma non possono farlo. Chi ha una forza fisica e economica maggiore riesce a governare, a dare degli ordini. 850 telefonini ritrovati nel carcere, 11 chili di droga vorranno pur dire qualcosa. E allora, che si metta mano ad una situazione di sicurezza nelle carceri e fra i cittadini. All’interno delle carceri si butta di tutto, ormai è un immondezzaio. In galera, oggi, arriva solo chi non ha la possibilità di difendersi. I delinquenti , quelli veri, si organizzano prima e difficilmente arrivano in galera. Le norme purtroppo non vanno in direzione dei cittadini: un detenuto che deve avere tutte le garanzie ma dall’altra parte c’è una vittima. E in pochi lo ricordano. Di fronte ad un fatto esagerato che è successo, non si possono mettere in croce quelli lavorano tutti i giorni in situazioni di stress: si finisca con i proclami e si inizi a fare”.

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