Campobasso, dopo il crollo è caos traffico. Legambiente: riaprire il Corso non è la soluzione

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Un approccio strategico di rete, che coinvolga gli enti locali e la Regione, le società di trasporto e Trenitalia per una nuova organizzazione della mobilità urbana, schiacciata sulle auto private e concentrata su soli due assi viari


CAMPOBASSO. Il crollo della copertura del capannone di via Gazzani, ‘esempio’ di archeologia industriale sottoposto a vincolo dalla Soprintendenza e oggetto di un contenzioso con la società proprietaria dello stabile, ha avuto come effetto collaterale la modifica della viabilità urbana del capoluogo. Che crea da una settimana non pochi problemi agli automobilisti e ai mezzi pubblici.

Il circolo Legambiente di Campobasso punta l’attenzione su questo tema e rimarca i limiti della mobilità cittadina. Non solo ‘polemiche’ ma anche un approccio concreto per un ripensamento dell’intera strategia.

“Servono approcci strategici di rete, tanto territoriale quanto istituzionale” spiegano in una nota stampa.

Per affrontare l’emergenza, quindi, chiedono al Comune e alla Regione di pianificare itinerari di collegamento tra i punti di interesse, coinvolgendo i gestori dei servizi pubblici di trasporto, la Seac, ma anche Trenitalia, la Sati, l’Atm e gli altri titolari di servizi di linea. Importante garantire un potenziamento delle corse, venendo anche incontro ad una domanda diffusa per le migliaia di pendolari che arrivano ogni giorno in città.

“Schiacciata sulle auto private, con una viabilità che si concentra su due soli assi viari, la mobilità urbana di Campobasso non può reggere a un qualunque evento imprevisto. Una città in cui è lampante la mancanza di una viabilità di ‘circonvallazione’, che consenta gli spostamenti tra i diversi quartieri della città senza dover passare necessariamente per il centro”.

È questo il quadro che emerge dopo la chiusura di alcuni tratti stradali a Campobasso che hanno mandato in tilt la mobilità cittadina, creato fenomeni di congestione, di concentrazione delle emissioni e di rischio per la sicurezza personale soprattutto in aree con forte densità di persone (come nell’intorno di scuole, licei, università, residenze, centri sportivi).

“Le motivazioni di questa situazione di caos sono sotto gli occhi di tutti – sottolineano da Legambiente -. Negli anni le amministrazioni che si sono susseguite non hanno avuto il coraggio di puntare su una mobilità diversa per la città, proponendo un’offerta di qualità che potesse attrarre utenti togliendo spazio all’uso dell’auto privata per gli spostamenti urbani e periurbani. Al contrario si è assistito al taglio delle corse dei bus urbani che ha contribuito a congestionare il traffico cittadino. Le soluzioni da attuare nel medio periodo non possono certamente venire da un’apertura del corso cittadino come da più parti richiesto.

Occorre invece puntare – rimarcano ancora - con decisione a favorire la mobilità alternativa agendo su più fronti: favorendo ed incentivando l’utilizzo da parte dei cittadini e di coloro che entrano in città, dei mezzi di trasporto pubblico con la creazione di corsie e percorsi preferenziali; potenziando la mobilità su rotaia valorizzando gli investimenti che si stanno compiendo sulla metropolitana leggera sia per collegare i comuni del Molise centrale a Campobasso e Isernia che per gli spostamenti interni alla città di Campobasso; favorendo l’utilizzo di mezzi di spostamento ‘leggeri’ (bicicletta, e-bike, ciclomotori); ancora, potenziando le aree di parcheggio a ridosso del centro e creando dei servizi navetta.

Negli anni la città si è dotata di grandi aree di sosta a margine del perimetro urbano come il parcheggio dello stadio in contrada Selvapiana, la spianata sotto il colle di San Giovannello o il parcheggio sottoutilizzato in zona Fontananuova. Si tratta di superfici strategiche utilizzabili come parcheggi di scambio, se solo fossero dotate di servizi di trasporto pubblico verso il centro città. Similmente si potrebbe fare con la metropolitana leggera, a patto che le fermate vengano dotate di servizi integrati per la mobilità e di percorsi pedonali sicuri da integrarsi nel progetto, per evitare il ripetersi del triste esodo quotidiano dei pendolari in uscita dal terminal bus”.

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