Isernia, il buco nero dell’accoglienza revocata: migranti come fantasmi dal 2017

Isernia, il buco nero dell’accoglienza revocata: migranti come fantasmi dal 2017

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fernando guidaDal punto di vista dei migranti, invece, la revoca disposta dall'ex prefetto Fernando Guida significa avere diritto a stare sul territorio in quanto richiedenti asilo, ma senza vitto, alloggio e pocket money, ovvero i 2.50 euro al giorno che finiscono – a differenza dei famigerati 35 euro, destinati alle cooperative d’accoglienza – direttamente nelle loro tasche. Ma come si fa a vivere in un paese straniero sotto l’ombrello di una forma di tutela giuridica che non offre più, nel caso di specie, neppure del cibo, un tetto e degli spiccioli per piccole esigenze ordinarie? Risposta scontata: lavorando. Peccato che i migranti in attesa del permesso di soggiorno - anche provvisorio per sei mesi, o quelli a cui tale documento è stato revocato per qualche motivo e che hanno impugnato il provvedimento della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale - un lavoro non possano nemmeno cercarlo, ammesso che a Isernia ne trovino davvero uno. Dunque, ci chiediamo di nuovo: come fanno a vivere? È forse questo il motivo per il quale alcuni di essi sono portati a delinquere? E soprattutto, davvero sono rimasti senza cibo, un tetto e un centesimo in tasca?

Certamente no. In via Giovanni XXIII, difatti, il tetto per alcuni di essi c’è ancora. Sotto forma di domicilio privato, non più di Cat. E con il gestore, la società Gm Service che, da quel che si apprende, continua ad offrire i servizi minimi – vitto e alloggio, a sue spese - per il sostentamento degli ospiti, a quanto pare circa una ventina. Spirito umanitario? Forse, ma la verità è anche un’altra. I migranti continuano ad usufruire dei pasti, con la Gm Service che, nelle more della definizione del giudizio intentato contro la prefettura pentra presso il tribunale di Campobasso, punta a recuperare ex post il denaro previsto dal servizio di accoglienza gestito a livello centrale dal ministero dell’Interno e, sul territorio, dagli Uffici di governo.

maxi rissa migranti auditoriumSul punto, isNews ha potuto contattare uno dei legali della società, l’avvocato Paolo Sassi, che ha chiarito come oggetto della causa siano i motivi della risoluzione del contratto dei servizi di accoglienza, ritenuti infondati dalla Gm Service. Tutto nasce, infatti, dalla maxi rissa tra pachistani e nigeriani del 28 marzo 2017, di cui parla anche la prefettura nel suo comunicato stampa. Sassi afferma che la Gm Service, in tempi non sospetti, segnalò con tanto di posta elettronica certificata, alla prefettura di Isernia, la presenza di due fazioni poco inclini a stare insieme fra le stesse mura, chiedendone un intervento per una situazione potenzialmente pericolosa. Rivelatasi poi tale con la rissa. Un episodio ”dal nostro punto di vista certamente non imputabile al gestore - afferma Sassi - che si è visto revocare la convenzione dopo quanto accaduto”. Fatto è che la causa, presso il tribunale ordinario di Campobasso, potrebbe durare ancora uno o due anni, secondo il legale. Pertanto, la Gm Service sta rischiando grosso: se non vedesse riconosciute le sue ragioni dal giudice, avrebbe perso una scommessa enorme, erogando vitto e alloggio gratis ai suoi ospiti da circa due anni a questa parte.

Ma, d’altro canto, la revoca dell’accoglienza è una cosa: il trasferimento delle persone, tra l’altro contestato e impugnato da alcune con tanto di ricorso al Tar, è un’altra. “E non può competere certo al gestore”, ribadisce l’avvocato Sassi. Anche perché è ragionevole pensare che se la Gm Service avesse voluto mandar via i migranti, ci sarebbero potuti essere problemi di ordine pubblico. Chi è abitato a ricevere da mangiare e da dormire, rimasto di punto in bianco per strada e a digiuno, come minimo potrebbe inscenare una protesta. È già accaduto in passato che, dinanzi alla prefettura, alcuni stranieri ospiti di vari Cat della provincia abbiano manifestato per lamentare ritardi nei pagamenti del pocket money o per la scarsa qualità del cibo. Figuriamoci se fossero rimasti privi di tutto.

Il limbo è proprio qui: autorizzati a stare sul territorio, ma non ad avere i servizi connessi col sistema dell’accoglienza. Senza contare l'impossibilità di fare controlli su ciò che accade tra le mura dell'ex centro d'accoglienza, altro aspetto che stride, a dir poco, con il concetto di sicurezza tanto caro al ministro dell'Interno Salvini. Un sistema insomma che, ancora una volta, dimostra di fare acqua da tutte le parti.

 

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