‘Fil rouge’, soldi a Panama per non pagare Fisco e creditori: scatta il sequestro da 1,2 milioni

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Nuovi sviluppi nell’inchiesta della Guardia di Finanza sulla maxi-frode che vede come principali indagate le sorelle Edda e Clara Rossi. Gli elementi raccolti dagli inquirenti hanno consentito di chiedere e ottenere dal gip un nuovo provvedimento cautelare



di Deborah Di Vincenzo

ISERNIA. Ammonta a oltre 1,2 milioni di euro il sequestro eseguito dalla Guardia di Finanza di Isernia delle quote societarie detenute all’estero da Edda Rossi finita, insieme alla sorella Clara, al centro dell’inchiesta ‘Fil-Rouge’ che ha consentito alle Fiamme Gialle di scoprire una maxi-frode fiscale da 85 milioni di euro.

conferenza stampa fil rougeNei giorni scorsi la Procura, a seguito delle indagini coordinate dal sostituto Maria Carmela Andricciola e dirette dal procuratore capo Carlo Fucci, ha ottenuto l’adozione, da parte del Gip Michaela Sapio, di un nuovo decreto di sequestro preventivo per equivalente, eseguito dal Nucleo Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Isernia, per l’importo complessivo di 1.276.600 euro relativo alle quote di partecipazione detenute da Edda Rossi nelle due società con sede a Roma, attraverso una società di diritto panamense.

Una ulteriore attività di indagine che, nello specifico, scaturisce da informazioni acquisite dalle Fiamme Gialle isernine nella fase esecutiva di un provvedimento precedente, emesso nel mese di ottobre dello scorso anno dal Gip sul conto dell'imprenditrice relativo alla disponibilità di quote societarie possedute all’estero.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, è stato accertato che l’imprenditrice risulta essere, per interposta persona, titolare di quote di partecipazione nella società costituita, a febbraio del 2007 con sede in Lussemburgo, trasferitasi, in data nell’aprile del 2011, nella Repubblica di Panama.


“La B. F. S.A. – spiegano dalla Guardia di Finanza - detiene l’intero capitale sociale della R. S.r.l. ed è socio accomandante della R. s.a.s. di P. I.. Alla luce di quanto sopra esposto, è del tutto evidente che la società di diritto panamense B. F. S.A., il cui capitale sociale è interamente posseduto dall’indagata, debba senza ombra di dubbio considerata un mero schermo fittizio con cui la stessa ha celato l’effettiva disponibilità di quote di partecipazione nelle citate società”.

Una situazione che – secondo il teorema della Procura - configura il fenomeno conosciuto come ‘interposizione fittizia’ che si concretizza quando un soggetto trasferisce solo apparentemente la titolarità di beni o attività a prestanome, società, trust o fiduciarie, pur restandone il titolare effettivo. In tal modo, l’interessato può realizzare diverse tipologie di vantaggi economici consistenti, principalmente, nella protezione del proprio patrimonio dalle azioni dei creditori.

Quindi, nel caso specifico, le quote delle citate società appartengono, infatti, solo formalmente alla B. F. S.A., ma di fatto sono nella disponibilità dell’indagata che ne ha conservato la gestione, tanto da avvalersene nella relazione dettagliata di accompagnamento alla procedura di collaborazione volontaria (c.d. “voluntary disclosure”) con il Fisco posta in essere dalla indagata ex art. 7 del Decreto Legge n. 193/2006.
Gli elementi raccolti hanno così consentito di chiedere al Gip apposita istanza ottenendo un nuovo provvedimento cautelare reale, eseguito dalle Fiamme Gialle isernine.

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