La rivolta dietro le sbarre, Di Giacomo: benefici ridotti e droga in cella? No, il sistema non funziona e lo Stato se ne frega

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Durissimo atto di accusa del segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria che riflette sui fatti che ieri sera hanno sconvolto l’istituto penitenziario di Campobasso


di Lucia Sammartino

CAMPOBASSO. Il telefono di Aldo Di Giacomo è bollente: la rivolta scoppiata ieri sera nel carcere di Campobasso, una ‘polveriera’ sulla quale il segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria ha puntato spesso l’attenzione, è l’argomento delle domande dei giornalisti, delle sollecitazioni degli agenti, delle interlocuzioni a vari livelli che sono connesse al suo ruolo.

Solo qualche giorno fa, Di Giacomo ha ‘raccontato’ della situazione delle carceri italiane, dove aleggia l’ombra cupa della ‘mafia nigeriana’ e dove esistono problemi evidenti di sovraffollamento e carenze di organico.

Non è la prima volta che alza il velo di silenzio che circonda il sistema carcerario e di certo non sarà l’ultima. Ma oggi la sua riflessione è molto più complessa.

“E’ stata una protesta non organizzata, è questo l’aspetto più preoccupante dell’intera vicenda – spiega -: è nato tutto da un solo detenuto, un romano come quasi tutti quelli che hanno poi appoggiato la sua rivolta e che sono rinchiusi in quell’ala del carcere”.

rivolta via cavour

Detenuti che sono stati tutti trasferiti, come ha reso noto l’amministrazione penitenziaria.

Il giro di vite sui benefici, come le telefonate e i permessi premio, potrebbe essere – stando alla prima lettura dei fatti – la scintilla della rivolta, finita fortunatamente senza feriti e rientrata dopo un colloquio con la dirigente del penitenziario . Otto i detenuti del carcere di Campobasso che hanno dato vita ad una serie di danneggiamenti, una vicenda finita sui giornali nazionali e persino oggetto di una diretta televisiva con la trasmissione ‘Chi l’ha visto’ nel corso della quale, come è noto, è intervenuta telefonicamente anche la moglie di un recluso nel carcere di Campobasso (non è dato sapere se componente del gruppo dei ‘rivoltosi’) che ha espressamente accusato l’amministrazione del carcere cittadino, raccontando di benefici non concessi al marito in merito alle visite della figlia minore.

E’ questa la chiave di lettura? “In quella sezione i detenuti dormono sui materassi a terra – dice Di Giacomo – quindi la situazione era a rischio. Ma sono certo che se ci fossero stati 50 agenti in più e 50 detenuti in meno, la protesta sarebbe esplosa lo stesso.

E’ la dimostrazione che lo Stato, davvero, non ha alcun interesse rispetto alla situazione delle carceri italiane. Ed è colpa anche dei sindacati – dice, facendo ‘mea culpa’ - concentrati solo sulla carenza di organico e sul sovraffollamento”. Nel carcere di Campobasso ci sono 20 detenuti in più oltre la capienza (160 persone) e l’istituto penitenziario del capoluogo non è un carcere punitivo.

“Ma – riflette Aldo Di Giacomo - se si applicano le misure dei benefici al 100% e poi, un giorno, cambia tutto e si scende sotto quella soglia alla quale i detenuti sono abituati, la situazione rischia di diventare una polveriera. Il sistema della nuova dirigente – chiarisce Di Giacomo – non è di certo contro la legge ma in queste situazioni così delicate si dovrebbe anche ragionare di opportunità”.